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24/07/2006

Ciao amici,domani andrò a Natal,Rio Grande do Norte,nella spiaggia "da Pipa"per una piccola vacanza.Vi auguro una buona settimana.Vi lascio un "samba"di Jorge Aragão.State ascoltando?Arrivederci.Fatima

Guardate le foto della spiaggia:

http://www.pbase.com/alexuchoa/image/29864990



postato da atima alle luglio 24, 2006 16:07 commenti (9)

23/07/2006

29 a 30 luglio


Nel Borgo Medievale di Piandimeleto(PU)

 la nobile famiglia Oliva ( XIV- XV d.C ) era solita festeggiare i gloriosi cavalieri al ritorno da valorose battaglie con sontuosi banchetti, spettacoli di saltimbanchi e gare di abilità tra gli arcieri, i quali, dinnanzi al loro Signore si contendevano con fierezza l’ambitissimo Palio.
Ogni anno si rievocano tali avvenimenti e al calar del sole le vie si popolano di maestri, artigiani, mercanti, musici, artisti e commedianti…….



postato da atima alle luglio 23, 2006 17:21 commenti (3)

A soli 3 ore di São Paulo si trova il centro termale Campos de Jordão,famoso per le sua aria fresca e salutare.Gli abitanti locali considerano con fierezza Campos de Jordão la città più europea del Brasile,cause dell’architettura e temperature negative nell’inverno.

Ricca di eventi culturali – il Festival d’Inverno presenta i migliori artisti classici e popolari del paese – Campos do Jordão riunisce gente bella, cause di lusso e alberghi da cinque stelle.

A shopping mall with the typical Swiss-inspired style common in the city. May 2002

Guardate quì una panoramica della città:

http://www.answers.com/topic/camposdojordao-view-jpg

 

37º FESTIVAL DE INVERNO DE CAMPOS DO JORDÃO:

 

Programmazione del Festivale:

http://www.festivalcamposdojordao.org.br/2006/programacao.htm

Foto del festivale:

http://www.festivalcamposdojordao.org.br/2006/fotos.htm

 

 



postato da atima alle luglio 23, 2006 10:45 commenti

22/07/2006

Gli italiani nel Brasile-1ª parte

 

L ‘emigrazione nelle città

 

Dalla fine dell’Ottocento si assistette in Brasile alla crescita di alcuni centri urbani,fenomeno che non comportò solo un aumento di dimensione ma anche un cambiamento nella fisionomia del tessuto cittadino.In determinate aree,tale processo si realizò proprio grazie all’afflusso in massa di italiani,che introdussero nuovi mestieri e una nuova cultura materiale,traendo in cambio vantaggio dalle innumerevoli e diversificate occasioni di lavoro offerte dalla rapida espansione di questi centri.Gli immigrati si inserirono in un mercato di lavoro in cui molte occupazioni si stavano proprio allora definendo e,pertanto non sostituirono la manodopera locale,ma riempirono spazi vuoti finendo per esercitare un vero monopolio in alcune professioni.La crescita urbana più impressionante riguardò São Paulo,che passò dai 23.000 residenti del 1872 ai 65.000 del 1890 ai 240.000 del 1900 e ai 580.000 del 1920.Gli italiani rappresentavano il 35% della popolazione nel 1893 e il 37% nel 1916(ma la mettà di quella adulta maschile 4 anni dopo),declinando poi gradualmente sino al 5% del 1940.Pienamente giustificata era quindi l’impressione di “città italiana” lasciata per moltissimi anni dalla capitale paulista ai visitatori.Soprattuto in alcuni quartieri del centro,tale etnicità era palpabile e prendeva corpo attraverso le insegne dei negozi,i nomi delle strade,le devozioni religiose,l’abbigliamento,le costruzioni e il vociare confuso nell vie dove l’idioma di Dante e i vari dialetti risuonavano più del portoghese e introducevano anche i nativi a farli propri.

São Paulo,quartiere del Cambuci,Rua João Alfredo,1912.Nel Cambuci vivevano molti artigiani provenienti dall"Italia,soprattuto ebanisti,sarti e cappellai.Vi erano,all'epoca,gruppi di socialisti e repubblicani italiani ed una importante società di mutuo soccorso.



postato da atima alle luglio 22, 2006 13:01 commenti (1)

La Festa di Santa Rosalia

E’ di dominio pubblico che le tradizioni e le credenze popolari nascano e crescano per merito di due balie speciali: l'ignoranza e la povertà. La marcia verso il progresso ha spazzato via queste due piaghe eppure la popolazione del nuovo millennio, decisamente più istruita e benestante di quella di tre secoli fa, sembra non disdegnare la manifestazione, anzi vi partecipa in massa cercando di non lasciarsi sfuggire neanche un passaggio di tutta la sfilata.

Nell'epoca del raziocinio più sfrenato dove le spiegazioni scientifiche dominano anche il campo dei sogni, ultimo baluardo dell'irrazionalità, fa effetto vedere una folla oceanica in movimento per assistere ad una festa in onore della patrona della città; giovani e meno giovani, tutti con il naso all’insù per vedere le “giocolerie” di artisti di strada ingaggiati per rendere ancora più suggestiva e magica la serata, si stringono attorno la loro patrona cantando e ridendo, mantenendo in vita una antica tradizione. Per una sera all’anno le TV restano spente, non c’è programmazione che regga il confronto con “la Santuzza”.

C’è gente che si dirige direttamente alla Marina, dove termina la sfilata, per assicurarsi un posto in prima fila per lo spettacolo pirotecnico che, come da tradizione, indica la conclusione dei cinque giorni di festa. Il cielo della magica notte palermitana è squarciato da lampi di luce colorata che illumina i volti di migliaia di persone. Alcuni si abbracciano, la voglia di un ritorno alle origini è dipinta su tutti i visi di chi sta vicino al carro contenente le reliquie della santa; c’è voglia di lasciarsi alle spalle un’epoca in cui tutto è dato per scontato e non ci si stupisce più di niente, c’è voglia di ritornare bambini di un tempo per poter scoprire il mondo giorno per giorno; i bambini di fronte ai questi giochi di luce si aggrappano alle proprie madri, dimenticano tutte le diavolerie elettroniche che affollano la loro stanza, si scordano dei mostriciattoli giapponesi rinchiusi in poketball e dei tanto amati video-games, e per una sera ritornano a gioire e a divertirsi per un semplice gioco di colori.

Il sapore antico delle tradizioni non lascia indifferente nessuno, neanche quelle persone che ormai abituate alla tecnologia sono convinte di poterne fare a meno; ma è il richiamo della terra che fa ritrovare centinaia e centinaia di persone nello stesso posto alla stessa ora senza l’aiuto di telefono o di un SMS.

Ma il richiamo della vita prende il sopravvento, e con gli ultimi residui di polvere da sparo vanno in fumo anche tutte le fantasie nate, cresciute e poi inesorabilmente spazzate via dalla realtà... Il sogno è finito, da domani si ritorna alla solita quotidianità che non lascia spazio ai sogni.

Grazie Marcella



postato da atima alle luglio 22, 2006 10:04 commenti

Festa di Santa Rosalia
Nell'epoca del teletrasporto grande festa della tradizione a Palermo
Di Chiara Di Martino

 

E’ quasi sera, il caldo torrido che ha avvolto la città di Palermo per tutta la giornata sembra allentare la sua presa. Dai portoni dei palazzi escono famiglie intere, in poco tempo la strada su cui si staglia imponente la cattedrale si riempie di gente, si aspetta. Qualche povero turista ignaro di tutto si aggira con sguardo assente tra la folla, non sa di partecipare ad uno dei riti più antichi della città: la festa di S. Rosalia. Nata per ringraziare la santa di aver “liberato” la città dalla peste, è una tradizione che si ripete ormai da 382 anni. E' sopravvissuta a dittature, guerre, difficoltà di ogni genere, e ora si prepara ad affrontare la più impegnativa delle sfide... resistere al progresso!



postato da atima alle luglio 22, 2006 10:01 commenti

20/07/2006

Cari amici e care amiche lo sapevate che oggi è il giorno degli amici?Repassando gli anni della mia vita(ne sono poche ancora eh) fino ad'oggi pensavo quanti amici ho fatto,prima mi vieni in mente le mie due sorelle;da bambina,alla scuola,all'università,nelle due especializzazioni che ho fatto,i miei vicini...con il mio interesse per la lingua italiana,certamente,mi vieni em mente tutti voi. Infatti la mia testa ha dato mille volte.Ogni parte di me c'è un pochettino dei miei amici.Loro sono diversi,allegri,triste,arrabiati,scherzosi,inteligenti...bene,questo non mi importa poi  voglio bene a tutti lo stesso.

Lo so che ce ne sono tanti e dev'essere per mio carattere allegro,brasiliano...lo so che sto molto volentieri in compagnia degli amici, anche se spesso mi piace avere momenti "solitari" nei quali meditare e riflettere come una donna normale.  Apprezzo immensamente le vere e profonde amicizie e considero preziosi la fiducia, la lealtà e l'affetto degli amici.
Tutti i giorno quando mi sveglio ,penso come sono felice,poi ho sempre accanto a me gli amici che sempre ho voluto.

Grazie amica,grazie amico.

 



postato da atima alle luglio 20, 2006 12:34 commenti (2)

18/07/2006

Quale senso fa la faccia della finestra
Which way does the window face


postato da atima alle luglio 18, 2006 16:37 commenti (5)

       ( dai versi di )
"TERRA MIA"                 

La terra mia,
jè nnà terra ch' trema
jè terra lucana
jè terra ch' jàm'
jè terra r'sàngh'
culur turchìn
spunzàt r' latt'
e mbriàca r' vìn...

Pietro cav. VARALLA



postato da atima alle luglio 18, 2006 11:06 commenti

Viggiano

Professore al liceo di Matera, Giovanni Pascoli sostò a Viggiano e poi scrisse a Giosuè Carducci "il paese non è grande ma nemmeno piccolo, l'aria ottima, pittoreschi i dintorni".


Comune di 89,03 km2, (anticamente Vibius) di origine romana, situato a 70 km a SSE del capoluogo, alla sinistra del fiume Agri; in località Torrente Casale i ruderi del convento di Santa Maria La Preta, testimoniano la presenza in zona dei monaci di rito greco.
Partecipò alla rivolta antiborbonica e nel 1806 insorse contro i francesi, al prezzo di un terribile massacro.
Viggiano oggi è famoso per la sua tradizione musicale: arpe, zampogne e ciaramelle, costruiti con pelli di capra e legno d'ulivo e ancora è possibile incontrare, qualche vecchio suonatore di arpa pastorale.
Gli impianti di risalita della stazione sciistica della Montagna Grande (1700 mt. s.l.m.) richiamano molti appassionati di sport invernali.


I festeggiamenti in onore della Madonna Nera, Patrona delle genti lucane, sono un appuntamento importante per gli abitanti del paese.
La prima domenica di maggio la statua, accompagnata da una solenne processione, viene trasportata dal Santuario di Santa Maria del Monte, nel centro del paese, sulla vetta del Monte Viggiano.
Ospitata in una Chiesetta che diviene meta di pellegrini, resta li per tutto il periodo estivo.
La prima domenica di settembre con corteo 'inverso' la statua torna in paese, nel Santuario.



postato da atima alle luglio 18, 2006 10:58 commenti



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BRASITALIA

Feste,
costumi,
tradizioni,
culture

Mi chiamo Fatima, sono una "studentessa" di lingua italiana. Questo blog è un omaggio ai miei quattro nonni italiani. Vi chiedo, come la famosa frase: "se mi sbaglio mi corrigerete". Grazie.




Imparo l'italiano con:

broccati
maestraleila
maestramaria
maestramariapia
maestrarenata
maestrateresa
marialuisa
presente 1B
prima
seconda
terza AL
Davide

Chi sono
Una delle poche cose, anzi forse
la sola ch'io sapessi
di certo era questa:
che mi chiamavo Mattia Pascal.
E me ne approfittavo. Ogni qual
volta qualcuno de' miei amici
o conoscenti dimostrava d'aver
perduto il senno fino al punto
di venire da me per qualche
consiglio o suggerimento,
mi stringevo nelle spalle,
socchiudevo gli occhi e
gli rispondevo:
-Io mi chiamo
Mattia Pascal.

Luigi Pirandello

Day by Day

Benedetto sia 'l giorno, e 'l mese, e l'anno,
E la stagione, e 'l tempo, e l'ora, e 'l punto
E 'l bel paese e 'l loco, ov'io fui giunto
Da'duo begli occhi che legato m'ànno

Canzoniere
Francesco Petrarca



Lo script di questo calendario e dell'orologio precedente NON sono liberamente scaricabili e sono di proprietà di
Laura

Amo
La cosa più bella delle aiuole era che sembravano essere solo sue.
Nessuno le guardava e le amava come lui.
Nessuno ci parlava e ci passava così tanto tempo come lui.
Ogni giorno faceva il giro di tutte le sue aiuole
per controllare che tutti i fiori e tutte le piante stessero bene.

"Marcovaldo"

Italo Calvino.

Odio
«“Bello, principe, bello!
Cose cosí non se ne fanno piú adesso,
al prezzo attuale dell’oro zecchino!”
Sedàra si era posto vicino a lui,
i suoi occhietti svegli percorrevano l’ambiente,
insensibili alla grazia,
attenti al valore monetario.
/ Don Fabrizio, ad un tratto, sentí che lo odiava;
era all’afermarsi di lui, di
cento altri suoi simili, ai loro oscuri intrighi,
alla loro tenace avarizia e avidità che era dovuto il senso
di morte che adesso incupiva questi palazzi;
si doveva a lui, ai suoi compari, ai loro rancori, al loro
senso d’inferiorità, al loro no esser riusciti a fiorire,
se adesso anche a lui, Don Fabrizio, gli abiti neri
dei ballerini ricordavano le cornacchie che planavano,
alla ricerca di prede putride, al disopra dei
valloncelli sperduti. Ebbe voglia di rispondergli malamente,
d’invitarlo ad andarsene fuori dai piedi.
Ma non si poteva:
era un ospite, era il padre della cara Angelica.
Era forse un infelice come gli altri»

"Il gattopardo"

Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Leggo
Cecília Meireles
Clarice Lispector
Euclides da Cunha
Graciliano Ramos
Jorge Amado
Machado de Assis
Mário de Andrade
Mário Quintana
Vari
Vinícius de Moraes
Carlos Drummond de Andrade

Ascolto

Serenata


Haydn

Buona notte, cor mio.
Tu forse in grembo a morbidette piume
sciogli le membra in dilettoso oblio;
ed io qui, lasso, in lacrimoso fiume
stemprato il cor e l'anima t'invio
Buona notte,cor mio.

Serenata (in Vezzi d'Erato)
Leonardo Quirini

Jorge Amado
Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia,
giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare.
E quando sono incominciate, non c'è niente che le faccia fermare,
si estendono, si sviluppano come una merce a buon mercato
e di largo consumo.
L'allegria, invece, compare mio, è una pianta capricciosa,
difficile da coltivare, che la poca ombra,
che dura poco e che richiede cure costanti e
terreno concimato, né secco né umido,
né esposto ai venti, insomma una coltivazione
che viene a costar cara, adatta a quelli che son ricchi,
pieni di soldi. L'allegria va conservata nello champagne;
mentre la cachaça tuttalpiú consola delle disgrazie,
quando consola.
La disgrazia è una pianta dal legno resistente; a ficcarne un germoglio nella terra,
non c'è bisogno di occuparsene,
cresce da sola, frondeggia ne son piene le strade.
Nel cortile dei poveri, poi, amico mio,
la disgrazia nasce in quantità, non si vede altra pianta.
Se un tizio non ha la pelle indurita e la schiena incallita con calli di dentro e di fuori,
è inutile che ricorra agli encantados, non c'è ebó che tenga.
E le dico un'altra cosa, mio bel signore, non per darmi delle arie
né per lodare a tutti i costi i poveri diavoli,
ma percbé è la pura verità:
non c'è che il popolino che abbia razza e coraggio sufficienti a far fronte a tante disgrazie e
continuare a vivere lo stesso.
E adesso che ho parlato e nessuno mi ha contraddetto,
sarò io a domandare: perché le interessa, fratellino,
di conoscere le disavventure di Teresa Batista?
Forse che lei può metter rimedio alle vicende passate?

-"Teresa Batista stanca di guerra."

Poesia
Vec' morar
Go storonzà al me morar,
des che 'l xe senza fòia,
e go vist ta 'l so tronc
zondri fondi e spaurosi.
Chissà se diman
al varà vòia
e forza 'ncora
de butar fora?
Ta la sera del vivar
no se xe mai sicuri
de védar primavera.
Ma se spera... se spera!

Silvio Domini

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«L'esperimento è compiuto
la scienza è incapace di ripopolare il deserto cielo,
di rendere la felicità alle anime
in cui ella ha distrutto l'ingenua pace...
Non vogliamo più la verità. Dateci il sogno.
Riposo non avremo, se non nelle ombre dell 'ignoto».
D'Annunzio

«La scienza ha perfezionato, oltre ogni aspettativa,
la tecnica, ma non ha saputo,
né saprà mai liberare gli uomini
dal dolore e dalla morte,
e solo ha tolto le illusioni della fede,
che lo compensavano del male del vivere,
dell'atrocità del morire».
Giovanni Pascoli

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