titolo




31/08/2006

Care amiche,deve avere una bambolina che ti assomiglia,quale sarebbe? La mia senzaltro è questa:

brasils003.gif



postato da atima alle agosto 31, 2006 09:33 commenti (5)

29/08/2006

I DIECI COMUNI DEL MONTAGNANESE
Palio dei 10 Comuni-

Da sabato 2 settembre 2006 a domenica 3 settembre 2006
Sunset over Montagnana


postato da atima alle agosto 29, 2006 12:30 commenti (7)

28/08/2006

DSC00438.jpg

 

Per LaWale,chi ha trascorso le vacanze in Brasile ed è imparato la parola"SAUDADES".

LaWale,queste bambole sono state fatte in Pernambuco,per un artigiano chiamato Moacir.le bambole si chiamano "Nega Maluca".

Abraços do Brasil.Fatima



postato da atima alle agosto 28, 2006 15:59 commenti (7)

L' ARCOBALENO
 
Annego nell'inchiostro
la seta che avvolge
il mio sonno
tra voli notturni
di pipistrelli e schiamazzi
mattutini delle lavandaie.
In un'aria di vetro
cerco di dirigere
il traffico delle mie passioni
e, lasciandomi lambire
dalla brezza amica,
mi riposo all'ombra
della grande quercia
ascoltando canzoni di ieri.
Il tempo, intanto, immemore
delle mie sofferenze,
ambisce solo a spargere
la mia cenere dolce
nell'armonia dello spazio remoto
dove le stelle
per noi son morte
e non c'è un arcobaleno
che, dopo le vicende della vita,
si stagli nel cielo turchino e muti
la nostra essenza
dall'ombra alla luce. (Marco Galvagni)
[ . : : a r c o b a l e n o  : : . ]


postato da atima alle agosto 28, 2006 12:05 commenti (3)

27/08/2006

 

'A nnammurata mia

'A nnammurata mia se chiama Ammore,
e tene ll'uocchie comme ll'acqua 'e mare.
È ddoce comme è ddoce 'a primmavera,
è tutta gentilezza, anema e core.(Totò)

 Grazie,Marcella.



postato da atima alle agosto 27, 2006 18:06 commenti (1)

25/08/2006

Buon fine settimana,Italia.



postato da atima alle agosto 25, 2006 11:34 commenti (2)

24/08/2006

Il nuraghe

I primi veri nuraghi vengono costruiti intorno al 1500 a.C.
La parola nuraghe deriva da un'antica radice "
nur" che significa mucchio cavo.

I nuraghi sono torri tronco-coniche di pietra a base circolare costruite sovrapponendo grandi massi fra loro. L'interno della torre ha una struttura a tholos: la tholos, o falsa cupola, veniva edificata sovrapponendo file circolari di massi le une sulle altre, con i massi di una fila sporgenti leggermente verso l'interno rispetto a quelli della fila sottostante.

I nuraghi stanno in piedi, alcuni da 3500 anni, grazie a una ben calibrata distribuzione di pesi, senza che vi sia traccia di materiale cementante.

Tra i circa 7000 nuraghi esistenti in Sardegna, la maggior parte sono semplici, formati soltanto da una torre con un ingresso alla base, un unico grande vano interno, alcune nicchie scavate nell'intercapedine e una scala, anche lei scavata nell'intercape-
dine, che porta alla sommità della torre.

Ci sono anche molti nuraghi più complessi formati da più torri
raccordate a una torre centrale; hanno molte stanze, possono avere più di un piano e poi corridoi, scale e camminamenti coperti: sono le fortezze nuragiche, di arcaica bellezza e maestosa complessità come il nuraghe Losa presso Abbasanta (NU), il nuraghe Santu Antine di Torralba (SS) e il complesso Su Nuraxi di Barumini (CA) dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

La società 

I nuragici avevano un'unità etnico culturale molto forte, però erano organizzati in tribù e le tribù in clan. Erano pastori erranti, anche agricoltori, ma soprattutto pastori: le società pastorali sono storicamente guerriere, portate allo scontro e alla divisione più che all'unione perché il pastore ha sempre bisogno di pascoli liberi per i suoi armenti e per procurarseli entra in conflitto con i suoi vicini. Così non dovevano essere rari gli scontri fra le diverse tribù, o persino fra clan.

Un popolo di pastori dunque, organizzati in piccole comunità fortemente gerarchizzate, a capo delle quali stava un re-pastore, un capo tribù che deteneva i massimi poteri religiosi, politici e militari.

Guardate quì sotto le foto :

Nuraghe Su Nuraxi (Barumini)
Nuraghe Santu Antine (Torralba)
Nuraghe Losa (Abbasanta)
Nuraghe Orrubiu (Orroli)
Nuraghe Palmavera (Alghero)
Nuraghe Nolza (Meana Sardo)
Nuraghe Serra Orrios (Dorgali)
Nuraghe Genna Maria (Villanovaforru)

A pensu miu,bellos!! Fantastiche!!!

postato da atima alle agosto 24, 2006 12:47 commenti (3)

23/08/2006

C'è un solo  Paese che  puòi leggere come un libro :L'Italia

Immagine

Toscana,Abbazia di San Galgano.



postato da atima alle agosto 23, 2006 12:26 commenti (5)

22/08/2006

Il 22 agosto è il giorno del folclore,vi racconterò un po delle nostre leggende;

O UIRAPURU

Lo “Uirapuru” è conosciuto come l’uccello della felicità. Il suo canto è unico, melodico e incantatore! I nativi della Amazzonia credono che questo uccello abbia poteri fantastici: porta la felicità negli affari  e nell’amore.
Dice la leggenda che un giovane guerriero si innamorò della moglie  del grande capo della tribù indigena, e siccome non poteva avvicinarsi a lei chiese a “Tupã” che lo trasformasse in un uccello. “Tupã” lo trasformò in un uccello rosso che di notte cantava per la sua amata. Il capo però si accorse del canto notturno e affascinato seguì la musica per prendere l’uccello. Ma l’Uirapuru riuscì a liberarsi e volò via nella foresta. 

Di notte, l’Uirapuru ritornò e cantò  per la sua amata e da quel giorno continua a cantare aspettando che la sua amata scopra il suo canto e il suo incanto.
                  Quando l’Uirapuru canta, tutta la foresta si ferma silenziosa per sentirlo. E’ un attimo unico e
                  magico!!!!

O BOTO

Durante le notti di festa, il boto si trasforma in un bel ragazzo vestito di bianco che porta un cappello, anch‘ esso bianco, e le ragazze non resistono alla sua eleganza e simpatia. Dicono che lui balli molto bene e gli piaccia bere. Come un cavaliere, lui conquista e incanta la ragazza più bella del paese e la porta fino al fiume. Dopo un po’ di tempo si vede che la ragazza aspetta un bambino. Dicono alcune versioni del mito, che il boto, quando si trasforma  in ragazzo, mai toglie il cappello bianco perchè non gli vedano l’orifizio che ha sulla testa, in alto. Il boto è anche considerato protettore delle mogli, poichè quando capita il naufragio di una nave nelle vicinanze del boto, lui salva la vita delle sole donne spingendole fino alla riva dei fiumi. La leggenda del boto é  una credenza popolare che viene anche raccontata come barzelletta quando una moglie si ritrova incinta e non si sa chi sia il padre del bambino. Allora si dice: “è stato il boto”, così, tutti i figli di cui non si conosce il padre, è “figlio del boto”.
O SACI
Il saci è una entità molto popolare del folclore Brasiliano. Alla fine del secolo XVIII già si parlava di lui tra i neri, i “mestiços” e i tupi-guarani, da dove ha origina il nome.
In molte regioni del Brasile, il saci è considerato un essere molto burlone, che nasconde gli oggetti di casa, spaventa le bestie, fischia nell’orecchio delle persone, scompiglia le cucine; mentre in altri luoghi lui è visto come una figura malévola (cattiva).
Il saci è un nerino con una gamba sola che fuma la pipa e porta sulla testa un berretto (carapace) rosso che gli dà poteri magici, tra cui, quello di apparire e sparire dove e quando desidera. Egli ha una mano bucata e  gli piace gettare piccoli oggetti in l’alto e farli passare da quel foro per prendeli con l’altra mano.
Ha l’abitudine di spaventare i viaggiatori o cacciatori solitari che si avventurano per luoghi deserti nei “sertões” o foreste, con un sibilante fischio nelle orecchie, per poi apparire in una nuvola di fumo chiedendo fuoco per la sua pipa.
A lui piace nascondere i giochi dei bambini, liberare le bestie dalle stalle, spargere sale che trova nelle cucine, e nelle notti di luna, monta un cavallo ed esce fuori al galoppo provocando grande subbuglio.
Dice la credenza popolare che dentro le bufere di vento c’è un saci. Dice anche la tradizione che, se qualcuno getta dentro il piccolo ciclone  un rosario di macchia benedetto, può prenderlo, e se riusce a prendere il suo berretto rosso, sarà ringraziato con la realizzazione di un suo desiderio.



postato da atima alle agosto 22, 2006 11:36 commenti (5)

21/08/2006

Luci, sogni, leggende a Bertinoro

di marni (19/08/2006)

Nella piana romagnola che dal mare fino alle prime propaggini appenniche ospita cittadine  inframezzate dal verde di frutteti e vigneti,  si erge il colle di  Bertinoro.  Sono 247 metri di dislivello  improvvisi  che dalle stradine strette e ripide portano su fino al punto più alto della piazza comunale.

Qui si apre la grande terrazza di Romagna. Un lungo parapetto  che si affaccia sui tetti di cotto vicini e più in basso sulle macchie verdi di boschetti,  vitigni ed olivi e su gruppi massicci di ville e monasteri, fino a sfumare negli agglomerati  urbani di Forlimpopoli, Forlì'  e Cesena. Lo  sguardo si  spinge  avanti, fino alla costa,  fino  alla  fascia azzurra del mare e  alle piattaforme petrolifere all'orizzonte che lo dividono dal cielo.


Le sere d'estate  a Bertinoro sono piacevoli e dolci, affollate di gente che dalle vicine città sale a cercare bellezza e frescura.... l'aria tiepida che  imbrunisce si accende di milioni di luci in lontananza, ed è allora uno spettacolo unico di cui godere seduti in qualche ristorante all'aperto, bevendo un bicchiere di  sangiovese e di albana dolce e   mangiando in compagnia.

C'è movimento a Bertinoro. La bellezza della natura si accompagna  alla ricchezza e suggestione della cittadella arroccata,  in cui le stradine acciottolate sembrano risuonare di antichi passi, in cui la struttura medioevale richiama la  difesa dalle  invasioni barbariche, ai sogni e alle leggende che questi pensieri evocano, ma esprime anche il bisogno di bellezza  visibile nelle facciate dei palazzi, nella grazia dei particolari: colonne e finestre ad arco che risentono di influenze bizantine, portoni massicci e lavorati, torrette merlate. 

Ma soprattutto testimonia la  tradizionale  ospitalità romagnola  qui ampiamente esaltata dalla dolcezza del luogo e dal monumento all' ospitalità: una colonna fornita di anelle cui i cavalieri potevano legare le briglie del proprio cavallo. La colonna dell'ospitalità, che   si trova nella piazza del Comune,  rappresenta  il più antico retaggio di questa propensione all'accoglienza, alla disponibilità,  alla curiosità verso lo straniero della gente di Romagna. 

Il nome Bertinoro,  naturale  evoluzione della prima denominazione romana di Forum Truentinorum viene fatto risalire, nel folklore locale, ad una leggenda. Si narra di Galla Placidia  che, al momento di bere l'albana dorata, in una coppa comune e rozza, esclamasse: "Non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma di BERTI IN ORO!"

Un'altra versione vuole che il sommo poeta Dante,  ospite di una famiglia del luogo, ricevendo lo stesso vino in una coppa d'oro prorompesse estasiato: Ah! BERTI in ORO! 

 

 

Luci , sogni , leggende a Bertinoro

By Marni

http://sogniesegni.blog.dada.net/



postato da atima alle agosto 21, 2006 16:17 commenti (2)



plumes
Nome del LinkNome del linkNome del link


BRASITALIA

Feste,
costumi,
tradizioni,
culture

Mi chiamo Fatima, sono una "studentessa" di lingua italiana. Questo blog è un omaggio ai miei quattro nonni italiani. Vi chiedo, come la famosa frase: "se mi sbaglio mi corrigerete". Grazie.




Imparo l'italiano con:

broccati
maestraleila
maestramaria
maestramariapia
maestrarenata
maestrateresa
marialuisa
presente 1B
prima
seconda
terza AL
Davide

Chi sono
Una delle poche cose, anzi forse
la sola ch'io sapessi
di certo era questa:
che mi chiamavo Mattia Pascal.
E me ne approfittavo. Ogni qual
volta qualcuno de' miei amici
o conoscenti dimostrava d'aver
perduto il senno fino al punto
di venire da me per qualche
consiglio o suggerimento,
mi stringevo nelle spalle,
socchiudevo gli occhi e
gli rispondevo:
-Io mi chiamo
Mattia Pascal.

Luigi Pirandello

Day by Day

Benedetto sia 'l giorno, e 'l mese, e l'anno,
E la stagione, e 'l tempo, e l'ora, e 'l punto
E 'l bel paese e 'l loco, ov'io fui giunto
Da'duo begli occhi che legato m'ànno

Canzoniere
Francesco Petrarca



Lo script di questo calendario e dell'orologio precedente NON sono liberamente scaricabili e sono di proprietà di
Laura

Amo
La cosa più bella delle aiuole era che sembravano essere solo sue.
Nessuno le guardava e le amava come lui.
Nessuno ci parlava e ci passava così tanto tempo come lui.
Ogni giorno faceva il giro di tutte le sue aiuole
per controllare che tutti i fiori e tutte le piante stessero bene.

"Marcovaldo"

Italo Calvino.

Odio
«“Bello, principe, bello!
Cose cosí non se ne fanno piú adesso,
al prezzo attuale dell’oro zecchino!”
Sedàra si era posto vicino a lui,
i suoi occhietti svegli percorrevano l’ambiente,
insensibili alla grazia,
attenti al valore monetario.
/ Don Fabrizio, ad un tratto, sentí che lo odiava;
era all’afermarsi di lui, di
cento altri suoi simili, ai loro oscuri intrighi,
alla loro tenace avarizia e avidità che era dovuto il senso
di morte che adesso incupiva questi palazzi;
si doveva a lui, ai suoi compari, ai loro rancori, al loro
senso d’inferiorità, al loro no esser riusciti a fiorire,
se adesso anche a lui, Don Fabrizio, gli abiti neri
dei ballerini ricordavano le cornacchie che planavano,
alla ricerca di prede putride, al disopra dei
valloncelli sperduti. Ebbe voglia di rispondergli malamente,
d’invitarlo ad andarsene fuori dai piedi.
Ma non si poteva:
era un ospite, era il padre della cara Angelica.
Era forse un infelice come gli altri»

"Il gattopardo"

Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Leggo
Cecília Meireles
Clarice Lispector
Euclides da Cunha
Graciliano Ramos
Jorge Amado
Machado de Assis
Mário de Andrade
Mário Quintana
Vari
Vinícius de Moraes
Carlos Drummond de Andrade

Ascolto

Serenata


Haydn

Buona notte, cor mio.
Tu forse in grembo a morbidette piume
sciogli le membra in dilettoso oblio;
ed io qui, lasso, in lacrimoso fiume
stemprato il cor e l'anima t'invio
Buona notte,cor mio.

Serenata (in Vezzi d'Erato)
Leonardo Quirini

Jorge Amado
Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia,
giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare.
E quando sono incominciate, non c'è niente che le faccia fermare,
si estendono, si sviluppano come una merce a buon mercato
e di largo consumo.
L'allegria, invece, compare mio, è una pianta capricciosa,
difficile da coltivare, che la poca ombra,
che dura poco e che richiede cure costanti e
terreno concimato, né secco né umido,
né esposto ai venti, insomma una coltivazione
che viene a costar cara, adatta a quelli che son ricchi,
pieni di soldi. L'allegria va conservata nello champagne;
mentre la cachaça tuttalpiú consola delle disgrazie,
quando consola.
La disgrazia è una pianta dal legno resistente; a ficcarne un germoglio nella terra,
non c'è bisogno di occuparsene,
cresce da sola, frondeggia ne son piene le strade.
Nel cortile dei poveri, poi, amico mio,
la disgrazia nasce in quantità, non si vede altra pianta.
Se un tizio non ha la pelle indurita e la schiena incallita con calli di dentro e di fuori,
è inutile che ricorra agli encantados, non c'è ebó che tenga.
E le dico un'altra cosa, mio bel signore, non per darmi delle arie
né per lodare a tutti i costi i poveri diavoli,
ma percbé è la pura verità:
non c'è che il popolino che abbia razza e coraggio sufficienti a far fronte a tante disgrazie e
continuare a vivere lo stesso.
E adesso che ho parlato e nessuno mi ha contraddetto,
sarò io a domandare: perché le interessa, fratellino,
di conoscere le disavventure di Teresa Batista?
Forse che lei può metter rimedio alle vicende passate?

-"Teresa Batista stanca di guerra."

Poesia
Vec' morar
Go storonzà al me morar,
des che 'l xe senza fòia,
e go vist ta 'l so tronc
zondri fondi e spaurosi.
Chissà se diman
al varà vòia
e forza 'ncora
de butar fora?
Ta la sera del vivar
no se xe mai sicuri
de védar primavera.
Ma se spera... se spera!

Silvio Domini

Cosine & Adesivi
Qui puoi mettere la tua raccolta di adesivi e gif varie...

Links

abelhinha
alex

balacobaco
banzai43
beppe
blogdidattici
dora
dorafiorino
FIOREDAUTUNNO
franca12
girgetta
giuba47
guidaolanda
hariseldom
kajes
lia
mammachioccia
marcella
mariateresa
marni
mary
meia
melien
miwako78
patrizia
perla
pulvigiu
rino
sguenci
silvana
sitaram
tumbergia
ubaldo

Citazioni
«L'esperimento è compiuto
la scienza è incapace di ripopolare il deserto cielo,
di rendere la felicità alle anime
in cui ella ha distrutto l'ingenua pace...
Non vogliamo più la verità. Dateci il sogno.
Riposo non avremo, se non nelle ombre dell 'ignoto».
D'Annunzio

«La scienza ha perfezionato, oltre ogni aspettativa,
la tecnica, ma non ha saputo,
né saprà mai liberare gli uomini
dal dolore e dalla morte,
e solo ha tolto le illusioni della fede,
che lo compensavano del male del vivere,
dell'atrocità del morire».
Giovanni Pascoli

Modi di dire
Felice Anno Nuovo
-Feliz Ano Novo
Altrettanto a te
-Pra você também
Grazie altrettanto
-Obrigada(o),pra você também
Buon giorno
-Bom dia
Buona sera
-Boa tarde
Buona notte
-Boa noite

Banners

Credits
Vi0la per il template
Images: Jeffrey Bedrik & Photoalbum
Photomanipulation by Vi0la (all right reserved)
Laura per orologi e calendari

Il mio banner

Visite:
*loading*

Archivio
oggi
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006



 
//