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31/03/2007

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1914 - 1942 - Nasce il "Palestra Italia"

Fondato il 26 agosto 1914 alla colonia italiana nella città di São Paulo, sotto il nome di "Sociedade Esportiva Palestra Itália" o in italiano Società Sportiva Palestra Italia....

Non conoscete la "VERDE",è della mia squadra che ieri,dopo tanto tempo di attesa,è stata riconosciuta presso la FIFA il primo Campione Mondiale Interclub.

http://www.palmeiras.com.br/home/index_sep.asp



postato da atima alle marzo 31, 2007 11:30 commenti (8)

30/03/2007

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Questa è la chiesa di São Francisco a São João del Rei(Capitale brasiliana della cultura 2007),in Minas Gerais.

Mentre facevo questo post ho visto tanti di voi visitando il profilo.Vi auguro un buon fine settimana.

Grazie,

Fatima



postato da atima alle marzo 30, 2007 20:36 commenti (4)

28/03/2007

C’è qualcosa che non riesci a tirare fuori
C’è qualcosa che non riesci a placare
C’è qualcosa che non riesci a domare
C’è qualcosa che ti pesa in fondo al cuore

Come un’ancora impigliata nei fondali
Come una tempesta che non lascia tregua
Come un fuoco che distrugge.
Come un macigno che schiaccia.

È lì, che ti guarda
È lì, che ti ascolta
È li, che ti scruta
È li, che aspetta

Aspetta di uscire fuori
Aspetta di ritrovare la pace
Aspetta di essere spento
Aspetta di essere sollevato

E’ ciò che c’è in fondo al cuore
Il segreto della tua anima




postato da GretaR alle marzo 28, 2007 11:29 commenti (5)

27/03/2007

Cara Fatima,
il perchè la regione MARCHE è al plurale risale a tempi antichissimi: cerco di spiegarmi semplicemente......
Dunque la cosa risale ai Tempi in cui nella parte collinare della zona abitavano i PICENI, mentre sul litorale costiero i GALLI SENONI......
Dopo la conquista del territorio da parte dei ROMANI, la Zona Collinare venne chiamata PICEUM, dal nome dei suoi abitanti: divenne quindi Zona di confine col Sacro Romano Impero e siccome, in antica lingua tedesca, la Regione di Confine veniva chiamata " MARK ", i Feudi che gl'Imperatori Romani davano ai nobili si chiamarono MARCHESATI e a seconda della città, al centro di ogni feudo, si ebbero la MARCA di ANCONA, la MARCA di FANO, la MARCA di CAMERINO, ecc.ecc.ecc.......
Ecco spiegata la ragione per cui, molti secoli dopo, tutti questi feudi, riuniti sotto la stessa REGIONE, diedero origine al nome unico di LE MARCHE ( l'unione di tutte le MARCHE-FEUDO, sotto un unico controllo regionale......)........
Il nome è poi rimasto al plurale ancora oggi, nonostante non esistano più i feudi, nè le Zone di Confine tra Marca e Marca...... 


 Grazie Francesca,molto interessante!



postato da atima alle marzo 27, 2007 20:08 commenti

26/03/2007

Ciao a tutti!

Allora vi chiedo perchè la regione Le Marche si scrive nel plurale?

Certamente c'è qualcosa che io non lo so.

Grazie.Fatima



postato da atima alle marzo 26, 2007 22:31 commenti (5)

24/03/2007

Il libro è finalmente uscito...
il mio primo libro.

"CANTO A DUE VOCI: VIAGGIO IN BRASILE"
di FRANCESCO CONTE e FRANCESCA MAGNABOSCO
Casa Editrice Affinità Elettive

LA COPERTINA E' DI DELCIO MONTAGNIN.

ora dipende tutto da voi...
se volete, potete richiederlo alla casa editrice
tramite web:
www.affinita-elettive.it
o mail:
edizioniae@libero.it
o telefono:
071/2800514

Grazie. Davvero.
Francesco
www.atopos.vivilastminute.it
Complimenti Francesco Conte.
Fatima


postato da atima alle marzo 24, 2007 15:44 commenti

La Letteratura del Cordel fa parte del folklore brasiliano, cordel tradotto dal brasiliano significa - cordino, spago, quindi questa denominazione indica anche il carattere instabile che questo tipo di letterature presenta. I folhetos ( foglietti/ libretti ), tipici della letteratura popolare “del Cordel”, si vendono durante le fiere, nei mercati, nelle piazze pubbliche, appesi alla tradizionale cordicella sulla bancarella del folheteiro o allineati su un tavolino improvvisato retto da due cavalletti.
Con questa poesia i poeti divulgano i propri valori, come ad esempio i migranti “nordestini” (NordEst del Brasile) che si trasferiscono nelle grandi città, come Rio de Janeiro, San Paolo, mantenendo un contatto con le proprie storie e con la propria tradizione, divulgandone i contenuti e i significati presso le nuove città.
Questo aspetto conferisce al “poetare” una contemporaneità e permette di sostenere l’importanza del grande contributo portato dalla poesia popolare nella cultura brasiliana, estendendone l’importanza anche oltre i confini di questo vasto paese.

La Letteratura del Cordel è definita letteratura, intendendo in questo senso l’uso della prosa e del verso. Come esempio della prosa abbiamo il romanzo, la cronaca, il racconto, come esempio di poesia abbiamo il sonetto e tutti i tipi di poesie scritte in rima o verso libero.
La letteratura del Cordel rappresenta e raccoglie l’insieme dei due generi, verso e prosa, gli argomenti della prosa vengono messi in versi e raccontati dai poeti, divisi in cicli: eroico, tragico, epico ed ancora fantastico, meraviglioso, comico, satirico, politico, amoroso, religioso e morale.
Inizialmente la letteratura del Cordel divulgava storie tradizionali che la memoria popolare aveva trasmesso.

Del sito il canto del mondo.

borges_sereia_med.jpgborges_psicanalista2_cl_med.jpg

borges_cordelista_med.jpgborges_cobra_med.jpgborges_caruaru_med.jpg

Tutte le foto sono del cordelista pernambucano José Francisco Borges.



postato da atima alle marzo 24, 2007 11:26 commenti (2)

22/03/2007

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Tutte le foto sono di Olhares.

Cataratas de Foz do Iguaçu,Paraná,Brasile- per ricordare la giornata mondiale dell'acqua.



postato da atima alle marzo 22, 2007 20:57 commenti (8)

 

Scivola via dalla bocca
come un soffio
su una candela
e il desidero
si perde in fumo.




postato da GretaR alle marzo 22, 2007 11:15 commenti (3)

19/03/2007

Il 19 marzo è la festa di S. Giuseppe ed il Santo trova numerosi devoti nella cittadina barocca ricca di bellezza mediterranea di Scicli, in provincia di Ragusa. Il Santo è il protettore dei falegnami, degli orfani e delle giovani in età da marito che lo invocano per poter contrarre un buon matrimonio. Qui il Santo è festeggiato con la "cavalcata", che ricorda la fuga della Sacra Famiglia in Egitto. I cavalli ed i muli impegnati in tale manifestazione folkloristica sono addobbati a festa con dei fiori stagionali e sono preceduti nel loro corteo da tre figuranti che rappresentano la Sacra Famiglia; S. Giuseppe è rappresentato con un mantello celeste. Quando il corteo passa per i cortei della città, i fedeli accendono dei falò, in ricordo dell'evento biblico della fuga della sacra famiglia da Erode, quando lungo il loro cammino furono aiutati dai falò e dalle fiaccole accesi dai
pastori che vigilavano le greggi.


Il Santo è molto venerato anche a Santa Croce Camerina (Rg), dove è festeggiato a partire dai primi anni del 1800 quando un nobile del luogo offrì dei campi per onorare le spese della festa e quando dei sciclitani si trasferirono in questa città e propagarono il culto del Santo. Qui il Santo è onorato attraverso la preparazione e la vendita di vari cibi, come dolci, la celebrazione della messa solenne e la costituzione di varie "Sacre Famiglie" in cui il Patriarca porta un bastone fiorito in cui è attaccata un'immagine del Santo. Le varie famiglie così costituite procedono per le vie cittadine fino a raggiungere le case dove sono state preparate delle abbondanti cene.

S. Giuseppe è festeggiato anche a Ribera (Ag), già la domenica precedente il giorno della festa con l'entrata in città dei cavalieri, i deputati della festa, che, guidati dal loro capo, accompagnati dalla banda musicale e da una squadra di tamburini e preceduti nella loro entrata in città dallo scoppio di mortaretti, portano dei rami d'alloro in onore del Santo. Questo è solo l'inizio dei festeggiamenti. Una seconda tappa prevede la preparazione della "stragula", una torre di circa 10 metri che è costruita su di un carro e rivestita con dei rami d'alloro e varie forme di pane legati tra loro con delle cordicelle; al suo centro è collocato un quadro di S. Giuseppe, il padre della provvidenza; il carro è trainato da buoi riccamente addobati.
La successiva tappa rientrante nei festeggiamenti è il banchetto di S. Giuseppe. Il giorno della festa i devoti che hanno fatto un voto a San Giuseppe hanno il compito di preparare un lauto pranzo che poi sarà consumato dai "Santi", tre figuranti che rappresentano la Sacra Famiglia. Occorre notare la notevole abbondanza di pane che è presente in questo pasto.

Occorre ricordare ancora i festeggiamenti in onore sempre di S. Giuseppe che si svolgono a Canicattì (Ag), dove il Santo è ricordato non solo il 19 marzo, ma anche la prima domenica di settembre. La devozione a tale Santo è tanta che, ogni 19 del mese, si ha la preparazione del pranzo in onore del Santo con la consueta rappresentazione della Sacra Famiglia da parte di tre poveri della città e la presenza del pane; alla fine del pranzo, vista l'abbondanza premeditata del pane, ai tre figuranti vengono offerte tre ciambelle che precedentemente erano poste dinanzi il simulacro del Santo, mentre le altre forme di pane sono distribuite tra i partecipanti. Tali forme di pane sono state precedentemente benedette durante una messa cantata. Il giorno proprio della festa i fedeli fanno a gara per donare svariati doni al Santo, a partire da vari prodotti agricoli.


Il Santo è venerato anche a S. Angelo Muxaro, in provincia di Agrigento, dove si può assistere, come già visto per le altre città, alla rappresentazione della Santa Famiglia ad opera di tre figuranti che poi hanno il compito di partecipare alla processione organizzata in onore del Santo, di raccogliere i canestri ricchi di prodotti alimentari e di partecipare anche ad un pranzo molto ricco, i cui resti saranno sempre accolti dai tre figuranti.

Stessa sequenza si ha in numerosi paesi in provincia di Enna, mentre ad Assoro, sempre nell'ennese, si ha una rappresentazione della fuga della Sacra Famiglia dall'Egitto. Tale commemorazione prevede la presenza dei figuranti che impersonano la Famiglia Sacra, preceduta da uno stuolo di angeli, ed i briganti; essi partiranno da luoghi diversi per gingere nella piazza dedicata alla Santa Croce, dove poi si svolgerà questa rappresentazione.



postato da atima alle marzo 19, 2007 20:20 commenti (3)



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BRASITALIA

Feste,
costumi,
tradizioni,
culture

Mi chiamo Fatima, sono una "studentessa" di lingua italiana. Questo blog è un omaggio ai miei quattro nonni italiani. Vi chiedo, come la famosa frase: "se mi sbaglio mi corrigerete". Grazie.




Imparo l'italiano con:

broccati
maestraleila
maestramaria
maestramariapia
maestrarenata
maestrateresa
marialuisa
presente 1B
prima
seconda
terza AL
Davide

Chi sono
Una delle poche cose, anzi forse
la sola ch'io sapessi
di certo era questa:
che mi chiamavo Mattia Pascal.
E me ne approfittavo. Ogni qual
volta qualcuno de' miei amici
o conoscenti dimostrava d'aver
perduto il senno fino al punto
di venire da me per qualche
consiglio o suggerimento,
mi stringevo nelle spalle,
socchiudevo gli occhi e
gli rispondevo:
-Io mi chiamo
Mattia Pascal.

Luigi Pirandello

Day by Day

Benedetto sia 'l giorno, e 'l mese, e l'anno,
E la stagione, e 'l tempo, e l'ora, e 'l punto
E 'l bel paese e 'l loco, ov'io fui giunto
Da'duo begli occhi che legato m'ànno

Canzoniere
Francesco Petrarca



Lo script di questo calendario e dell'orologio precedente NON sono liberamente scaricabili e sono di proprietà di
Laura

Amo
La cosa più bella delle aiuole era che sembravano essere solo sue.
Nessuno le guardava e le amava come lui.
Nessuno ci parlava e ci passava così tanto tempo come lui.
Ogni giorno faceva il giro di tutte le sue aiuole
per controllare che tutti i fiori e tutte le piante stessero bene.

"Marcovaldo"

Italo Calvino.

Odio
«“Bello, principe, bello!
Cose cosí non se ne fanno piú adesso,
al prezzo attuale dell’oro zecchino!”
Sedàra si era posto vicino a lui,
i suoi occhietti svegli percorrevano l’ambiente,
insensibili alla grazia,
attenti al valore monetario.
/ Don Fabrizio, ad un tratto, sentí che lo odiava;
era all’afermarsi di lui, di
cento altri suoi simili, ai loro oscuri intrighi,
alla loro tenace avarizia e avidità che era dovuto il senso
di morte che adesso incupiva questi palazzi;
si doveva a lui, ai suoi compari, ai loro rancori, al loro
senso d’inferiorità, al loro no esser riusciti a fiorire,
se adesso anche a lui, Don Fabrizio, gli abiti neri
dei ballerini ricordavano le cornacchie che planavano,
alla ricerca di prede putride, al disopra dei
valloncelli sperduti. Ebbe voglia di rispondergli malamente,
d’invitarlo ad andarsene fuori dai piedi.
Ma non si poteva:
era un ospite, era il padre della cara Angelica.
Era forse un infelice come gli altri»

"Il gattopardo"

Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Leggo
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Euclides da Cunha
Graciliano Ramos
Jorge Amado
Machado de Assis
Mário de Andrade
Mário Quintana
Vari
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Ascolto

Serenata


Haydn

Buona notte, cor mio.
Tu forse in grembo a morbidette piume
sciogli le membra in dilettoso oblio;
ed io qui, lasso, in lacrimoso fiume
stemprato il cor e l'anima t'invio
Buona notte,cor mio.

Serenata (in Vezzi d'Erato)
Leonardo Quirini

Jorge Amado
Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia,
giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare.
E quando sono incominciate, non c'è niente che le faccia fermare,
si estendono, si sviluppano come una merce a buon mercato
e di largo consumo.
L'allegria, invece, compare mio, è una pianta capricciosa,
difficile da coltivare, che la poca ombra,
che dura poco e che richiede cure costanti e
terreno concimato, né secco né umido,
né esposto ai venti, insomma una coltivazione
che viene a costar cara, adatta a quelli che son ricchi,
pieni di soldi. L'allegria va conservata nello champagne;
mentre la cachaça tuttalpiú consola delle disgrazie,
quando consola.
La disgrazia è una pianta dal legno resistente; a ficcarne un germoglio nella terra,
non c'è bisogno di occuparsene,
cresce da sola, frondeggia ne son piene le strade.
Nel cortile dei poveri, poi, amico mio,
la disgrazia nasce in quantità, non si vede altra pianta.
Se un tizio non ha la pelle indurita e la schiena incallita con calli di dentro e di fuori,
è inutile che ricorra agli encantados, non c'è ebó che tenga.
E le dico un'altra cosa, mio bel signore, non per darmi delle arie
né per lodare a tutti i costi i poveri diavoli,
ma percbé è la pura verità:
non c'è che il popolino che abbia razza e coraggio sufficienti a far fronte a tante disgrazie e
continuare a vivere lo stesso.
E adesso che ho parlato e nessuno mi ha contraddetto,
sarò io a domandare: perché le interessa, fratellino,
di conoscere le disavventure di Teresa Batista?
Forse che lei può metter rimedio alle vicende passate?

-"Teresa Batista stanca di guerra."

Poesia
Vec' morar
Go storonzà al me morar,
des che 'l xe senza fòia,
e go vist ta 'l so tronc
zondri fondi e spaurosi.
Chissà se diman
al varà vòia
e forza 'ncora
de butar fora?
Ta la sera del vivar
no se xe mai sicuri
de védar primavera.
Ma se spera... se spera!

Silvio Domini

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«L'esperimento è compiuto
la scienza è incapace di ripopolare il deserto cielo,
di rendere la felicità alle anime
in cui ella ha distrutto l'ingenua pace...
Non vogliamo più la verità. Dateci il sogno.
Riposo non avremo, se non nelle ombre dell 'ignoto».
D'Annunzio

«La scienza ha perfezionato, oltre ogni aspettativa,
la tecnica, ma non ha saputo,
né saprà mai liberare gli uomini
dal dolore e dalla morte,
e solo ha tolto le illusioni della fede,
che lo compensavano del male del vivere,
dell'atrocità del morire».
Giovanni Pascoli

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