Ritratto
Non avevo questo volto di oggi,
così calmo, così triste, così magro,
né questi occhi così vuoti, né il labbro amaro.
Non avevo queste mani deboli,
così ferme e fredde e morte;
non avevo questo cuore
che manco si mostra.
Non mi sono accorta di questo cambiamento,
così semplice, così certo, così facile
- In quale specchio si è smarrita
la mia faccia?
Cecilia Meireles – 1901 – 1964
Buona settimana,Italia.
postato da atima alle luglio 29, 2007 21:50 commenti (8)

Necropoli delle PIANACCE.
La tomba della quadriglia infernale, a Sarteano vicino a Siena
Una interessante tomba etrusca rinvenuta nell’ottobre 2003
Di Marcella Candido Cianchetti
La tomba è stata riportata alla luce nel 2003,è costituisce una delle scoperte più significative,negli ultimi decenni,in campo Etruscologico.
La tomba scavata nel travertino, uno scavo completato, le adiacenti altre 3 tombe, sono ancora in fase di ripristino.La tomba è situata ad una profondità di 5 metri,ed è unica nel suo genere. Si accede alla tomba attraverso un "DROMOS"(corridoio) lungo una ventina di metri, oltrepassato questo appare un ciclo pittorico unico nel suo genere, forse perché risalente al IV° secolo A.C., e quindi già fuori dall’influenza ellenica che accomuna gran parte delle tombe etrusche.
I colori degli affreschi,sono accesi ,vivacissimi, perché si stagliano sull'intonaco di fondo bianco,e risaltano perché sono conservati in maniera stupefacente, però bisogna considerare che sono di recente ritrovamento e non risentono ancora delle grandi visite di massa, infatti la sopraintendenza ha stabilito, per la visita,non più di 40 persone alla settimana ,ed in gruppo di non più di 5 persone ad accesso, ed entrando si viene pregati di scorrere sul lato destro, in modo che gli affreschi ,si vengono a porre davanti al visitatore,ma al tempo stesso ad una presunta distanza anti-inquinamento.
I temi iconografici sono unici nel loro genere,differiscono molto dai temi delle altre tombe etrusche. Appena superato il"DROMOS" si ci trova davanti ad una quadriga,trainata da due leoni e due grifoni alati, figure mitologiche, di non chiara provenienza,anche se qualcuno sostiene siano di origine medio-orientale (ed a proposito bisogna rifarsi ad una teoria di alcuni studiosi che sostengono che gli etruschi sono di origine orientale e non autoctona).
I due leoni e i due grifoni trainano la"QUADRIGA" condotta da un"DEMONE" dal volto arcigno ,dalla chioma rosso fiamma,ondulata dal vento,dal sorriso sarcastico e caratterizzato da un lungo dente sporgente. Molti studiosi ravvedono "CHARUN", copia di Caronte ,il traghettatore di anime verso l'ade, i più burloni l'hanno definito il ritratto di una suocera. Accanto si apre la configurazione di uno stipite, che nella simbologia sta per la porta d'ingresso dell’ade. segue accanto una scena da triclinio (dal nome del letto a tre zampe dove gli Etruschi erano soliti consumare i loro pasti, oppure secondo alcuni da crine che imbottiva i cuscini d'appoggio).
Distesi appaiono in forma "CONCOVIALE" due uomini ,uno decisamente più anziano ,caratterizzato da corta barba scura , e da un giovane, ambedue protesi uno verso l"altro con un gioco di mani sottili ed intrecciate,e l'anziano in gesto protettivo passa una mano sopra le spalle del giovane. Gran parte degli studiosi ha ravvisato un simposio nell’ade di due omosessuali, pratica diffusa anche tra gli etruschi , i greci ,e per acquisizione anche dai romani!
Sappiamo per certo che gli etruschi, pur ponendo la donna a loro pari,tanto da consentirle piena partecipazione ai banchetti,eccezione che non troviamo nè presso i greci(al banchetto erano ammesse solo le "ETERE"),ne nella civiltà romana, dando il diritto di successione e di trasmissione del cognome alla prole,non disdegnavano i rapporti con il medesimo sesso,anzi era la norma. Ma è la prima volta che si riscontra in una tomba ,tra quelle scoperte, che appaiano due uomini che banchettano nell’ade.
Qualche studioso è propenso a vedere un padre ed un figlio...Accanto a loro è raffigurato un servitore,la figura è in pessimo stato ma spicca in mano del servitore ben conservato e non poi tanto diverso dai colini degli anni 50,un colino. Il colino serviva per filtrare il vino,tutt’altra cosa di come lo beviamo noi, era un insieme di vino, acqua, miele, formaggio che veniva agitato e poi filtrato con il colino. Veniva servito in "KYLIKES", che era passato da persona a persona per bere(un antenato della grolla valdostana) ed una volta svuotato dava origine ad un gioco: bisognava colpirlo con dei gettoni di ceramica, fino a centrarlo(una specie del gioco delle freccette). Dei "KYLIKES" sono stati rinvenuti pochi pezzi per un molteplice motivo: la tomba fu profanata per certo in epoca longobarda e poi nell’alto medioevo, infatti sono stati rinvenuti dei testi,pietre tonde dove veniva cotta una specie di torta ed ancora oggi in Umbria ed in Toscana si cuoce la stessa torta con le medesime modalità. La tomba presenta anche croci,simboli alto-mediovali ecc.. lasciati da abitanti di passaggio,che con questi segni purificavano la"PAGANITà"del luogo. Sul muro di fondo è posto un grande sarcofago di alabastro azzurro, ricompattato dagli scopritori,la grande figura distesa del defunto è decapitata ,la testa è stata trafugata. Accanto al sarcofago, grande impatto visivo, costituito da un serpente con tre teste e con fauci spalancate mostranti una strana ed appuntita dentizione. La tomba è attribuita ad una famiglia aristocratica della zona,sicuramente proveniente dall’orvietano,ma tutta la zona delle"PIANACCE", dimostra la ricchezza delle famiglie insediate. La tomba della "quadriglia infernale" è vividissima nei colori,intonaci ben tenuti , rivelatori d'umidità funzionanti ed altre accortezze per la conservazione...... sperando che non finisca come altri monumenti....
Grazie Marcella.
Fatima
postato da atima alle luglio 28, 2007 22:18 commenti (4)

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Tra storia e tradizione
Riscopriamo il culto di San Giacomo in Sicilia
E’ stato introdotto nell’isola dai normanni, ma il concetto di pellegrinaggio sfuma in riti che risentono di influenze cabalistiche e superstiziose
Di Marcella Candido Cianchetti
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Dante nel 25° canto del Paradiso ha ben spiegato che “i pellegrini” si chiamavano propriamente cosi solo quando andavano a "Santiago", e quando tornavano portavano con se come segno distintivo, ma anche per provare che “c’erano stati davvero", la conchiglia atlantica detta "pettine di venere "(quella che noi chiamiamo "Cappasanta", in ricordo del fatto che i pellegrini se l’appuntavano sulla cappa. Lo stemma di Papa Benedetto XVI, presenta due elementi che si riferiscono al pellegrinaggio compostelliano: la conchiglia che allude alla condizione di "homo viator" durante la vita terrena e l’orso con un bagaglio sulla schiena, quello descritto da un antica leggenda medioevale.
Quello del pellegrino è uno "status" che iniziava, ed inizia, con il rito dell’investitura e con la benedizione dei"Signum Peregrinationis", utili per il viaggio. Il primo è la "bisaccia" fatta in pelle di un animale morto, aperta alla bocca, senza lacci, che simboleggia la generosità dell’elemosina e la mortificazione della carne. La bisaccia è stretta per simboleggiare la mortificazione dei desideri, attraverso la fame, la sete, le sofferenze corporali che il pellegrinaggio comporta. La mancanza di lacci indica che il pellegrino deve condividere, donare la sua sparuta scorta di beni con altri, con poveri e viandanti. Il bordone, necessario e utile appoggio durante il cammino, rappresenta il terzo piede su cui poggiarsi, e simboleggia la "S.S. Trinità"; serviva per difendersi dal diavolo, dai cani, dai lupi, e per catturare serpenti da mangiare dopo averli marinati in aceto. Il petaso è il cappello a falde larghe a protezione dal sole e dalla pioggia. Una corta cappa copre le spalle del pellegrino, dove veniva cucita la conchiglia di San Giacomo. La zucca vuota serviva per conservare l’acqua. Questi simboli servivano per essere riconosciuti come pellegrini, e quindi per ottenere ospitalità e ricevere offerte. Era credenza che coloro che facevano la carità la facessero al signore.
Chi s’apprestava al pellegrinaggio si confessava, perdonava e faceva pace con i nemici. Faceva anche testamento, perché il ritorno era incerto.
L’Homo Viator, non è legato soltanto al cristianesimo e alla nostra civiltà, il pellegrino è ogni uomo alla ricerca della propria identità e del proprio mondo interiore. Hermann Hesse, con il suo romanzo"Siddaharta" e con le poesie del pellegrinaggio (in oriente), chiaramente e simbolicamente traccia questo percorso. Già gli antichi Greci si recavano in pellegrinaggio a Delfi, gli Islamici compiono il pellegrinaggio alla Mecca (Hagi), gli Indiani si recano a Tirtha, gli Indù a Varanasi (Benares), i Giapponesi a Nara, ecc. L’Homo Viator cristiano dal medioevo ha tre mete di pellegrinaggio: Roma, la Terrasanta, Compostella. Il pellegrinaggio può voler dire incontrare lungo il cammino guerre, carestie, peste, malaria,briganti, la carenza di denaro e l’incertezza del ritorno in patria. Era diffuso tra i più ricchi l’uso d’inviare in loro vece un servo lautamente pagato.
Il culto di San Jacopo in Sicilia è introdotto dalla discesa dei Normanni: Ruggero il Gran Conte viene investito re a Palermo, entra in Caltagirone con le sue truppe e la libera dai Saraceni il 25 luglio 1090 . La leggenda dice che nella notte ha sognato San Giacomo, non in veste di pellegrino, ma in veste di "Matamores", impugnante la spada croce che verrà chiamata appunto “di San Giacomo” e che diverrà insegna dell’Ordine Militare di Santiago. A Caltagirone viene edificata una chiesa e San Giacomo ne diventa il Patrono. In seguito viene tracciato il cammino delle sette chiese che si diramano da Caltagirone: Agrigento, Piazza Armerina, Partinico, Virzini, Capizzi (che assieme a Itala Marina viene liberata dai Saraceni), e Messina, cirttà che poi diventerà snodo d’imbarco verso la Puglia per i pellegrini diretti a Compostella e per i pellegrini diretti in Terrasanta.
Con l’avvento degli Aragonesi, lo scenario siciliano cambia. Ferdinando d’Aragona, fa della Sicilia una provincia spagnola. Di fatto è il vice-re, e introduce l"inquisizione. È in questo periodo che vengono portate alcune reliquie di San Giacomo. Re Alfonso fa giungere la reliquia della giuntura e s’istituisce la processione del vessillo aragonese. Il culto del santo è potenziato. Nascono le "Confraterne Jacopee", che ricopriranno un ruolo importate nell’economia, e forniranno sostengono alle vedove povere, agli orfani, alle fanciulle povere per la dote, ed altro ancora. La rete viaria venne salvaguardata, e con essa gli Hospitalia, che distavano 30 km uno dall’altro e che erano stati gestiti in precedenza dai Templari e dai cavalieri Teutonici. Restava forte l’esigenza del pellegrinaggio compostelliano, ma per le ragioni già citate, non tutti potevano recarsi in terra di Galizia. Restava ferma la credenza che il pellegrinaggio, avrebbe aiutato il moribondo nelle ore dell’agonia e che lo stesso Santo attraverso la "Via Lattea" (intesa come la via dei morti) il avrebbe guidati all’aldilà.
Nascono cosi in Sicilia, anzi vengono ripristinati riti "Arcaici": nella notte tra il 24 e il 25 luglio, ma anche nel giorno dei morti, si poteva fare un pellegrinaggio verso la chiesa più vicina dedicata a San Giacomo, portando in mano un bastone con 14 nodi e facendo massima attenzione a non voltarsi indietro; oppure a ginocchia nude si poteva attraversare la navata centrale fino all’altare maggiore; o ancora percorrere tutta la navata, fino all’altare maggiore, con la lingua sul pavimento. Sono riti che tutt’oggi riscontriamo nell’America del sud, che ha avuto anch’essa la dominazione spagnola.
A Caltagirone sulla scalinata di Santa Maria Del Monte venivano e vengono poste 4000 lanterne sui 142 scalini. Veniva e viene portato in processione il Ferculo – Vara. Vara in siciliano significa bara o arca, cassa in argento; venne eseguita sulla base di un disegno di Nigro e ci vollero 102 anni per costruirla. La reliquia del Santo è un pezzo di braccio, contenuto in una teca d’oro a forma di mano. La Vara viene portata in processione da contadini, rigorosamente vestiti in velluto. Questi portatori durante il tragitto bevevano vino e mangiavano mustazzola (dolce che ancora oggi si fa). I fedeli appendevano alla vara prodotti agricoli, soldi, provole. In seguito la vara veniva poi scagliata a mo’ di ariete contro il muro di una ipotetica moschea
A Capizzi veniva praticato il rito dei galletti, rimasto in auge fino al 1930: il rito prendeva spunto da un miracolo perpetrato dal santo che aveva salvato dal cappio del boia un ladro di galletti. Il muro principale della chiesa era "imbandierato" con galletti vivi, che venivano lapidati dai festeggianti; i galletti rimasti vivi avrebbero fatto loro bella mostra sui tavoli della fazione vincente del paese. Capizzi già nel ’400 vantava la più antica reliquia del santo, la giuntura di un dito. Questa verrà poi spostata alla vicina Messina, dando cosi spunto a diatribe che proseguirono anche nei secoli successivi.
Le confraternite intorno al ’500 erano divise per sesso: quelle maschili erano costituite dai flagellanti, e quelle femminili erano denominate "san jacobi de li fimini “; entrambe mettevano in pratica il loro pellegrinaggio, inteso sempre come salvifico di agonia.
Per le donne lo si affrontava anche per preservarsi dalle morti da parto. Ecco uno dei riti che compivano: aveva inizio allo scoccare all’avemaria del 24 luglio. Intridevano farina ed acqua, per ottenere una porzione esigua di maccheroni. Versavano l’acqua di cottura dei maccheroni un orinale, ci si sedevano sopra nude a mezzo busto e consumavano i maccheroni senza mai rivolgere lo sguardo fuori dalla finestra. Finiti i maccheroni, andavano a dormire in attesa dello scoccare della mezzanotte A questo punto, alzandosi, eseguivano un certo numero di abluzioni, si rivestivano con un lenzuolo fresco di bucato (il lenzuolo simboleggiava il sudario per la sepoltura) ed iniziavano il loro pellegrinaggio verso la chiesa più vicina, rigorosamente accompagnate da un altra donna. Giunte alla porta della chiesa, rigorosamente sprangata, dovevano bussare alla porta per 3 volte usando le mani, i piedi ed il capo; entrate, iniziavano prostrate le preghiere: 9 pater, 9 avemarie, 9 gloria, per terminare con 3 pater per la passione di cristo. Finivano questa sequela, che ricorda i numeri della cabala, e rientravano in casa recitando il rosario. Cosi avevano atteso "al pellegrinaggio", il loro progetto di salvezza era compiuto.
Sono decisamente riti che rimandano a riti insulari arcaici.
Dopo due secoli di dominazione, l’importanza degli spagnoli entra in fase discendente. Il pellegrinaggio jacopeo diventa fulcro di scaramuccie tra la nobiltà spagnola e i "marani" (ebrei e islamici convertiti). Il culto jacopeo lentamente scema, tanto che nel ‘700 anche le relative chiese vengono oscurate dalla figura della madonna, subendo rinominazioni del tipo: “Santa Maria di...”.
Ecco le origini delle splendide statue lignee della Madonna addolorata che ornano le chiese del sud Italia, e relative processioni. Sotto la dominazione dei Borboni il culto del santo viene completamente accantonato e riguadagna terreno soltanto nel 1930. Papa Giovanni Paolo II, papa Compostelliano, rilancia con grande vigore il pellegrinaggio, inteso come progetto di salvezza. Nel 1999, il giubileo compostelliano apre la via per un ulteriore ripristino del pellegrinaggio in terra di Galizia.
Per il giubileo compostelliano del 2004, il Papa concede, a quanti per gravi motivazioni non possano recarsi a Compostella, la stessa valenza di pellegrinaggio compostelliano a chi compirà il pellegrinaggio in Italia.
Le varie confraternite italiane si attivano. La confraternita di Perugia intraprende studi comparativi di antichi documenti e a Messina, nuovamente ritornata ad essere uno snodo importante, si fanno mappature del territorio isolano: si riscoprono ben 40 confraternite compostelliane e le confratenite ancora attive di Gratteri, Geraci, Paternò, Villa rosa e Castiglione Camaro. La confraternita di Caltagirone rilancia con delle giornate compostelliane, per un risveglio spirituale e culturale della Sicilia Jacopea. La confraternita di "Camaro superiore" (Messina), la più antica confraternita siciliana e custode della più antica reliquia del santo, diventa punto di riferimento per la devozione all’Apostolo S.Giacomo.
Adesso i riti ripetivi ed arcaici sono decaduti. San Giacomo non brandisce più il “matamores”, ma il "bordone". E’ ritornato ad essere per l’uomo del terzo millennio il simbolo di una spinta propulsiva per la ricerca: il ripiegarsi su se stesso, il rivitalizzare della fede e della speranza, il potenziamento interiore. L’uomo, come un moderno Ulisse, compie un pellegrinaggio che lo farà giungere, fino al "finisterres galiziano”, considerato il punto più occidentale d’Europa. Lì raccoglierà la conchiglia da riportare a casa. Il pellegrino siciliano trovera il suo "finesterres” sulla cima dell’Etna, il vulcano più alto d’Europa, dove il cielo è più vicino, il mare che da tranquillità, il fuoco intorno... tutto questo ci riconduce ad un"affermazione di Goethe: “L’Europa è nata pellegrinando, e la sua lingua è il Cristianesimo”.
Grazie Marcella.
postato da atima alle luglio 26, 2007 13:10 commenti (3)

Ciao Italia, potrà sembrare strano ma soltanto adesso ( proprio ieri) ho finito il libro Cyrano di Bergerac . Oggi ho iniziato a leggere Marcovaldo, in italiano, of course!!. Conoscete qualche sito per aiutarmi nella lettura?
Grazie a tutti.
postato da atima alle luglio 24, 2007 14:51 commenti (7)

Vergine madre
Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz'ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate |
postato da atima alle luglio 22, 2007 11:58 commenti

Grazie amici, delle parole, delle e mail, un grave colpo nella mia città.
Sto senza parole come tutti a São Paulo.
Un abbraccio.
postato da atima alle luglio 19, 2007 12:59 commenti (12)

E che ne vale la pena
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Vorrei poter avere sempre un sorriso sul mio viso,
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anche quando la situazione non è molto allegra...
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E che questo mio sorriso riesca a trasmettere pace a tutti quelli che mi sono accanto.
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Vorrei poter chiudere i miei occhi ed immaginare qualcuno... e poter avere l'assoluta certezza
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che anche questo qualcuno mi pensa quando chiude gli occhi,
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che gli manco quando non gli sono vicino...
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Vorrei poter avere la libertà di dire quello che sento a una persona,
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di poter dire a qualcuno quanto è speciale e importante per me.
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Senza dovermi preoccupare con una terza persona...
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Senza il rischio di ferire una o più persone con questo sentimento
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Vorrei, un giorno, dire alle persone che nulla è passato invano...
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Che l'amore esiste, che vale la pena donarsi alle amicizie, alle persone
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Che la vita è sua sì, e che la vita è bella sì
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E che ho sempre donato il meglio di me...
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E che ne vale la pena!
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Del poeta brasiliano, Mario Quintana.
postato da atima alle luglio 16, 2007 19:15 commenti (13)

Just between You, Me and the gate post, I recon splinder has at least one thing wrong... Add as a friend: should be Add to contact list... then, from there people can decide if you want to be friends in the normal way by getting to know each other and finding out likes and dislikes. There are pros and cons for adding people who request to be added and mostly it depends on why you want to add people in the first place. For some it is a popularity contest. (To see who has the most friends etc) For others it is a genuine search for friendship. The problem with adding just because you have been requested to be added is that you end up with a list of people so big that you never get around to getting to know anyone really well. The downside is that by not adding people you may miss the opportunity to know someone who will turn out to be a important person in your life. Therefore dearest friends if you wish to be added to someone’s list don’t just send the usual form. Read the profile. Take the time to read a blog or two. Discover what you have in common or what inspires you. Then make your request. It makes it more personal and being personal is a part of what being friends is about. Stuffy aren’t I?
Ho preso sull'internet e come sono d'accordo ho deciso di postarlo. Cosa ne pensi?
Buona domenica.

Fatima
postato da atima alle luglio 15, 2007 09:08 commenti (6)


VAMOS LÁ BRASIL!!
http://esporte.uol.com.br/pan/2007/album/070713abertura_album.jhtm
http://www.rio2007.org.br
I Giochi panamericani sono, dopo quelli olimpici la maggiore manifestazione sportiva multi-disciplinare in termini di nazioni partecipanti: organizzati ogni quattro anni, nell'anno precedente quello delle Olimpiadi, vedono in competizione atleti dei paesi del continente americano. Fra gli sport rappresentati ve ne sono alcuni tipicamente latino-americani.
A Rio de Janeiro, partecipano 5.662 atleti appartenenti a 42 paesi dell' America.
postato da atima alle luglio 13, 2007 21:40 commenti (10)

http://www.arpa.veneto.it/home/htm/viaggiatori_e_viaggiatori_2.asp
Buona vacanza e seguite i consigli!
postato da atima alle luglio 12, 2007 13:01 commenti (6)

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