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Guardavo sull'internet quante sagre delle castagne voi avete a ottobre, cioè nell'autuno.

Anche la farina di castagne... incredibile, però non l' abbiamo qui in Brasile.
Allora, vi auguro buone feste.
postato da atima alle settembre 30, 2007 22:49 commenti (12)

http://www.claricelispector.com.br/obras.aspx
Vi auguro un buon fine settimana.
Fatima

Infatti, Fatima, amare è riconoscere, accettare ed amare le differenze senza pretendere di cambiare/snaturare l'essenza dell'altro: non una fusione tra due persone che porta SEMPRE al soffocamento reciproco e alla fine del rapporto, ma ... rispetto per la personalità dell'altro, (vissuto come "altro da sè") con cui si condividono sentimenti forti ed esperienze comuni essenziali, ma senza che l'altro debba sparire in noi o noi nell'altro, il che vorrebbe dire non esistere più come persona con le proprie caratteristiche e con i propri confini.
Grazie Freud.
postato da atima alle settembre 22, 2007 19:23 commenti (24)

Chopin - Valentina Igoshina
postato da atima alle settembre 19, 2007 17:21 commenti (5)

Gisele, in suo vestito d'acqua, mentre fa una nuova campagna pubblicitaria ci ricorda la preservazione ambientale.

postato da atima alle settembre 17, 2007 16:17 commenti (11)


Chiesa dei Santissimi Giorgio e Caterina dei genovesi.
Per conoscerla cliccate sul link:
http://www.cagliaridascoprire.it/musei/chiesassmmgiorgioecaterina.htm
Questa meravigliosa foto mi è stata inviata da Lia, mentre chiaccheravamo sullo Skype. Grazie amica dalla Sardegna. Ancora saliremo queste scale insieme.
Fatima
postato da atima alle settembre 17, 2007 15:28 commenti (3)

Cari amici di Brasitalia vi invito a leggere questo commento di un nostro amico blogger, e chissà aiutarlo nella sua ricerca. Grazie. Fatima
..."Questo nuovo è un Blog speciale, nato con l'unico scopo di trovare una persona. Forse attraverso i Tuoi amici italiani puoi aiutarmi a risolvere il mistero".
Ti aspetto, allora, su
http:// delDiariosconosciuto.splinder.com
delDiario
postato da atima alle settembre 07, 2007 11:58 commenti (11)

L'ultima volta che sono andata in Italia avevo in obbiettivo di comprarmi i Promessi Sposi. Dopo una ricerca di libreria in libreria ho capito che ero atratta dall' idea di avere una copia usata, come se un libro vecchio avesse un'altra storia da raccontare. Così trovai quello che cercavo in una bancherella di usati a Lucca.
Oggi, guardando le annotazioni sul libro, mi trovo a fantasticare sulla persona che lo possedeva, immaginandomi come fosse, basandomi sulla sua calligrafia e cercando di capire quali fossero i suoi umori in quei momenti.
È come se il libro avesse un altro autore.
Pazzesco!

Un abbraccio a tutti voi da São Paulo.
Fatima
postato da atima alle settembre 06, 2007 19:00 commenti (5)

Domani la tristezza si trasformerà in allegria,
e il sole brillerà nel cielo di un nuovo giorno.
Usciremo per le strade, per le strade della città.
Il petto aperto, la faccia voltata al sole della felicità
E in un canto d’amore così, sempre in me nasceranno nuove fantasie.
Lo sento che vibra nell’aria e so che non è in vano il colore della speranza.
La speranza del domani.
Questi sono versi del musicista Agenor de Oliveira, il CARTOLA, il nostro maggior sambista di tutti i tempi. È stato lui il fondatore della scuola di samba Estação Primeira de Mangueira di Rio de Janeiro. Lui ha scelto il nome ed i colori verde-rosa, di Mangueira, e diceva a chi non era d'accordo : "Vedete, il verde rappresenta la speranza e il rosa l'amore: come può l'amore non combinare con la speranza?"

postato da atima alle settembre 03, 2007 19:12 commenti (9)

La Bahia di Jorge Amado
http://www.pbase.com/alexuchoa/bahia
LA FESTA DI YEMANJÁ
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Nel calendario delle feste popolari di Bahia hanno un rilievo particolare quelle appartenenti al ciclo del mare. Eretta su di una penisola, circondata dal mare, terra di pescatori, paesaggio di barche a vela, Bahia ha una regina: Yemanjá, signora delle acque, potente orixá di candomblé (...) madre e sposa dei pescatori, loro amore supremo, loro desiderio impossibile.
Venne essa dall' Africa alla Bahia di Tutti i Santi, sulla scia delle navi negriere, nel gemito dei negri schiavi. Qui ha stabilito per sempre la sua residenza. Le sue molteplici residenze, poiché abita in diversi luoghi di questo mare baiano: (...) ovunque ci sia un pescatore o un marittimo, là c'é lei, col suo amore e la sua seduzione. (...) I poteri di Yemanjá sono grandi e i suoi figli e figlie - la gente di mare - non fanno che portarle doni, adempiere a loro obblighi verso di lei. Ogni sabato, giorno dedicato a Janaína, saponette e pettini, bottigliette di profumo e lettere di supplica sono deposti nelle acque da lei frequentate: fiori alla Diga, a Mont'Serrat, candele accese sugli scogli e sulle spiagge.
La sua grande festa, tuttavia, di tutte la più grande, solenne e bella, è quella del due febbraio, al Rio Vermelho. È questo il giorno dei doni dei pescatori alla loro regina. La gente di mare e delle case-di-santo si raduna al largo Sant'Ana, dove la chiesetta, così semplice, imbiancata a calce, partecipa alla cerimonia animista. La festa, in realtà ha avuto inizio una settimana prima (...) Nel mistero delle notti e della lontananza rullano gli atabaques, ora vicini, ora quasi inudibili. (...) Ogni notte il movimento aumenta.
Finalmente arriva il due febbraio, "giorno della festa in mare", come dice il trovatore: "Io voglio essere il primo a salutare Yemanjá". Gli atabaques rullano ora proprio lì, sulla punta di quella lingua di terra che penetra nelle acque fendendo l'oceano: là i pescatori hanno costruito la casa-del-peso che è anche un peji di Yemanjá. Da ogni parte, fin dall'alba, convengono le figlie-di-santo con i loro costumi e collane rituali, portando ognuna il proprio dono. Alla testa del popolo obá e ogan; mastro Carybé, Dorival Caymmi, Flaviano, capo dei pescatori, Manuel Bonfim, scultore che abita vicino al peji (...)
I doni sono tagli di stoffa, scatole di saponette e cipria, pettini, metri e metri di nastri, anelli, bottigliette di profumo, pantofoline raffinate, orecchini, tutto quanto serve e corrisponde alla bellezza di una donna, poiché Janaína è vanitosa. (...) Fasci e fasci di fiori sono portati nel peji (...)
È una festa piena d'allegria, come d'altronde lo sono tutte le feste rituali afro-baiane, nelle quali gli dèi vengono a fraternizzare con gli uomini, vengono a danzare e cantare con i loro figli. Non c'è tristezza nella religione dei baiani, la tristezza è roba da bianchi (...).
Nel peji, un pesce di legno, enorme, contiene il dono nuziale, quello della colonia dei pescatori. In grandi ceste si vanno accumulando le altre offerte, centinaia di doni, alcuni di prezzo, la maggioranza oggetti semplicissimi e a buon mercato, poiché il popolo è povero, immensamente povero. (...)
A metà pomeriggio i doni vengono portati su di un peschereccio, dopo aver fatto il giro del Largo di Sant'Ana, fra cantici e rullare di atabaques; iyalorixá e babalorixá, babalaô e ogã sono in testa al corteo, seguiti dalle figlie-di-Yemanjá, con le loro collane dai chicchi trasparenti come gocce d'acqua. Poi vengono i marittimi, i pescatori, la folla.
La folla si dirige verso la spiaggia, in testa il pesce di legno e le ceste con i doni. Il peschereccio dove questi vengono deposti prende il comando della flottiglia d'imbarcazioni. (...) Solcano le acque, affrontano le onde, entrando in mare aperto, fin dove si trova Ynaê, circondata di pesci, vestita d'ostriche e d'alghe. Le offrono i loro doni e formano un grande cerchio all'intorno, fatto di pescherecci, jangadas, canoe.
Uomini e donne aspettano, attenti, la decisione di Janaína; anche sul largo la folla ha fatto silenzio, in attesa: Yemanjá accetterà o no i doni dei suoi figli? (...) Ma ecco che un clamore irrompe dai pescherecci, e le madri-di-santo danno inizio al cantico di gioia: Dona Janaína sta raccogliendo i doni nelle sue chiome verdi, nelle sue braccia di corallo, nella sua coda squamosa, nei suoi seni di spuma. Dalla terra rispondono acclamazioni e la danza ricomincia (...)
Il mare è coperto di fiori e fra quelli agile si muove la bella fra le belle, la seduttrice, madre degli orixá sposa dei marittimi. Al Rio Vermelho la festa continua, si prolunga per tutta la sera e la notte...
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(Jorge Amado, Bahia, Ed. it. Garzanti, Milano, 1992)
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| Trad. it. Elena Grechi |
postato da atima alle settembre 02, 2007 12:25 commenti (12)

L' anno 1816
Più che un semplice ricordo... una emozione che non posso spiegarvi.

Trevenzuolo. Parrocchia Santa Maria Maddalena.
Ho toccato quel libro Stato D'Animo con un amore ...Sarebbe impossibile descrivere tutte le sensazioni qui vissuta.
La mia famiglia materna.
Buon settembre!! Con questo ricordo gioioso.
postato da atima alle settembre 01, 2007 11:48 commenti (11)

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BRASITALIA
Feste,
costumi,
tradizioni,
culture
Mi chiamo Fatima, sono una "studentessa" di lingua italiana. Questo blog è un omaggio ai miei quattro nonni italiani. Vi chiedo, come la famosa frase: "se mi sbaglio mi corrigerete". Grazie.
Imparo l'italiano con:
broccati
maestraleila
maestramaria
maestramariapia
maestrarenata
maestrateresa
marialuisa
presente 1B
prima
seconda
terza AL
Davide
Chi sono
Una delle poche cose, anzi forse
la sola ch'io sapessi
di certo era questa:
che mi chiamavo Mattia Pascal.
E me ne approfittavo. Ogni qual
volta qualcuno de' miei amici
o conoscenti dimostrava d'aver
perduto il senno fino al punto
di venire da me per qualche
consiglio o suggerimento,
mi stringevo nelle spalle,
socchiudevo gli occhi e
gli rispondevo:
-Io mi chiamo
Mattia Pascal.
Luigi Pirandello
Day by Day
Benedetto sia 'l giorno, e 'l mese, e l'anno,
E la stagione, e 'l tempo, e l'ora, e 'l punto
E 'l bel paese e 'l loco, ov'io fui giunto
Da'duo begli occhi che legato m'ànno
Canzoniere
Francesco Petrarca
Lo script di questo calendario e dell'orologio precedente NON sono liberamente scaricabili e sono di proprietà di Laura
Amo
La cosa più bella delle aiuole era che sembravano essere solo sue. Nessuno le guardava e le amava come lui. Nessuno ci parlava e ci passava così tanto tempo come lui. Ogni giorno faceva il giro di tutte le sue aiuole per controllare che tutti i fiori e tutte le piante stessero bene.
"Marcovaldo"
Italo Calvino.
Odio
«“Bello, principe, bello! Cose cosí non se ne fanno piú adesso, al prezzo attuale dell’oro zecchino!”
Sedàra si era posto vicino a lui, i suoi occhietti svegli percorrevano l’ambiente, insensibili alla grazia,
attenti al valore monetario. / Don Fabrizio, ad un tratto, sentí che lo odiava; era all’afermarsi di lui, di
cento altri suoi simili, ai loro oscuri intrighi, alla loro tenace avarizia e avidità che era dovuto il senso
di morte che adesso incupiva questi palazzi; si doveva a lui, ai suoi compari, ai loro rancori, al loro
senso d’inferiorità, al loro no esser riusciti a fiorire, se adesso anche a lui, Don Fabrizio, gli abiti neri
dei ballerini ricordavano le cornacchie che planavano, alla ricerca di prede putride, al disopra dei
valloncelli sperduti. Ebbe voglia di rispondergli malamente, d’invitarlo ad andarsene fuori dai piedi.
Ma non si poteva: era un ospite, era il padre della cara Angelica. Era forse un infelice come gli altri»
"Il gattopardo"
Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Leggo
Cecília Meireles
Clarice Lispector
Euclides da Cunha
Graciliano Ramos
Jorge Amado
Machado de Assis
Mário de Andrade
Mário Quintana
Vari
Vinícius de Moraes
Carlos Drummond de Andrade
Ascolto
Serenata Haydn
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