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29/02/2008

I "gaúchos"del Rio Grande do Sul,

Orgogliosi delle proprie tradizioni locali e per l’ ommagio ai loro ancestrali, che hanno povoato quella terra em mezzo alle rivoluzioni e guerre, i “gaúchos”, come sono chiamati, tutti gli anni nel mese di febbraio,  partono della città di Palmares do Sul  fino alla città di Torres, facendo un percorso di 200 Km, essendo una grande parte sulle spiaggie, sono 30 km ogni giorno.

caval1.jpg picture by WTamberg

 Il sole , la pioggia, nulla può superare lo SPETTACOLO . Tutti partecipano: i  bambini, le donne e gli uomini.

È la cavalcata sul mare.

Portano con se le bandiere del Rio Grande do Sul, del Brasil, e anche dell’altri paesi dell’America Latina.

Hanno dei posti strategici in cui possono fare una sosta , anche per i cavalli  riposare. In ogni posti

altri “gaúchos” li riuniti , li aspettano e tutti insieme canterano   degli inni locali  e qui è um momento di grande emmozione per tutti.È il momento della integrazione tra di loro.

cavalg.jpg picture by WTamberg

Foto presa sull'internet

È il loro modo di mostrare  l'importanza e di mantenere le proprie tradizioni e storie .



postato da atima alle febbraio 29, 2008 23:01 commenti (19)

21/02/2008

AXÉ ITALIA!

Lezione di portoghese: Axé si legge "ascè" , ossia  Salve! ( è un saluto che porta energia e buone vibrazioni ).

Il lavaggio della scalinata della chiesa del Bonfim a Bahia è un rituale religioso popolare che si ripete tutti gli anni da 1754 e che riunisce migliaia di persone,sempre al secondo giovedi nel mese di gennaio. La festa comincia alle dieci di mattino quando i partecipanti si ritrovano di fronte alla chiesa della Conceição da Praia per iniziare una camminata di 8 Km fino alla chiesa del Nosso Senhor do Bonfim. Il corteo è comandato da baiane in abiti tipici e portano dei vasi con dell'acqua profumata per lavare la scalinata.

Dietro a loro viene il blocco Figli di Ghandi e ancora migliaia di fedeli. Sono tutti vestiti in bianco che è il colore di Oxalá, il dio Yorubá che rappresenta il Signore del Bonfim.

 

La chiesa è stata costruita  tra il 1745 ed il 1772 su di una collina.L'altare è ricoperto in oro e il pregiato crocifisso del Signore di Bonfim è in ebano.

Cosi come la tradizione delle monetine nella Fontana di Trevi, chi va a Bahia può procurarsi i famosi nastrini da legarsi attorno al polso e fare tre nodi per tre desideri, che saranno avverati soltanto quando si disferanno.

La Bahia di Jorge Amado :

"il suo mistero è come un unguento che scorre dal cielo e vi avvolge completamente, corpo , anima e cuore"



postato da atima alle febbraio 21, 2008 19:37 commenti (30)

16/02/2008

"Cu mancia sulu s'affuca",  quindi invitatemi!!

"...terra di pastai e di pasticceri la Sicilia. E non senza ragione.Poichè qui l'alimentazione si connette per mille tramiti al giuoco e alla festa, il rito del mangiare si articola secondo dimensioni che non si esita a chiamare teatrali. Non solo, ma essendo essa, quasi altrettanto che non il sesso, esca di desideri, rinunzie, interdizioni, deroghe, miserie, magnificenze, ne viene perfino al linguaggio una ricchezza ineffabile, succulenta, a gara con la stessa variopinta ricchezza delle spezie e delle pietanze.

Si potesse-ma è purttropo soltanto una scherzosa ipotesi trimalcionesca-comporre per un unico pasto di ciclope un menù che comprendesse tutte, nessuna esclusa, le sublimità della cucina isolana.

Si potesse, senza morirne, gustare uno dopo l'altro, dagli stuzzichini alla frutta,

------------ 

Guardavo cosa sarebbe gli stuzzichini e posso dirvi che in Brasile gli chiamiamo :

ESPETINHOS.

Tagliate delle fette di pane a cassetta, rifilatele nelle forme volute, tostatele leggermente, quindi spalmatele con del mascarpone e provate a decorarle così:

Mettete una fettina di kiwi e ponetevi sopra delle palline di melone o cantalupo.

Mettete delle fettine di fragole sovrapposte.

Mettete dei lamponi e e dei mirtilli, in varie disposizioni.

Mettete delle fettine di prosciutto crudo, tagliate nella stessa forma del crostino, ponetevi sopra una fettina di mela con un ciuffetto di caprino sopra.

Mettete in degli stecchini delle fettine di mela alternati con una fettina di mozzarella e infilzatene due per ogni crostino.(sito:http://www.spaghettitaliani.com/Ricetta0352.html)

------------

i piatti e intingoli eccelenti d'ogni nostra contrada, a cominciare dai maccheroni con le sarde

 

 e finire con i dolci..." La luce e il lutto"- Gesualdo Bufalino.

Italia, Sicilia,buon fine settimana. Vi saluto da São Paulo dove , per fortuna, trovo tutti questi piatti.

Fatima

 Ecco fatto , Ubaldo. Ho cambiato l'immagine della pasta con le sarde. Cosa ne pensi? Bene?

Vasuneddi.



postato da atima alle febbraio 16, 2008 12:43 commenti (19)

14/02/2008

Felice San Valentino a tutti gli amici di Brasitalia!

Ecco, oggi lo festeggio con voi e il 12 giugno vi invito a festeggiare con me.

Beati noi!!



postato da atima alle febbraio 14, 2008 09:08 commenti (8)

05/02/2008

Crescentina, ambasciatrice della montagna


La crescentina è il piatto della montagna modenese per eccellenza. Un cibo ambasciatore del territorio, un po' come la piadina per la Romagna.
La crescentina è un antico pane montanaro, a forma circolare, ottenuto da un sapiente impasto di farina, acqua e sale (volendo si può aggiungere anche latte, lievito e uova). Si mangia farcito con qualsiasi tipo di salume (da non perdere comunque pancetta e coppa di testa) e di formaggio (da preferire quelli di mucca teneri comunque). Inoltre la Crescentina non disdegna affatto sughi alla cacciatora e, addirittura, come dessert, la nutella.
Ma la vera "morte" della crescentina è il "pesto". Si tratta di un impasto cremoso ottenuto con lardo, un po' di pancetta, aglio e rosmarino. Il pesto si spalma sulla Crescentina ancora calda e poi si ricopre con Parmigiano. Le crescentine, fino ad un passato non troppo lontano, venivano cotte nei camini all'interno delle tigelle, formelle di terra refrattaria. La crescentina, avvolta da due foglie di castagno, veniva schiacciata fra due tigelle e, lentamente, coceva. Oggi i termini Crescentina e tigella sono talvolta (impropriamente!!) usati come sinonimi. Nel bolognese invece, con la parola Crescentina si intende spesso l'impasto fritto nello strutto, che nel modenese si chiama invece gnocco fritto.

La ricetta


Le crescentine sono proposte praticamente da tutti i bar e ristoranti della zona. Comunque, per chi volesse cimentarsi nella produzione domestica, questa è la ricetta. Occorre però avere in casa le piastre (elettriche o manuali) per la cottura.

Ingredienti per 4 persone:
500 gr di farina;
50 gr di lievito di birra;
50 gr di lardo;
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva;
1 spicchio d'aglio;
1 rametto di rosmarino;
1/2 bicchiere di latte.

Impastare gli ingredienti e creare dischetti alti circa 1/2 cm, per circa 10 cm di diametro. Questi vanno messi a cuocere sulle piastre già molto calde.

Per accompagnare le crescentine nulla di meglio di un buon Lambrusco, vino rosso frizzante, leggero i cui enzimi favoriscono la digestione.

 



postato da FIOREDAUTUNNO alle febbraio 05, 2008 20:35 commenti (27)

Volete vedere un po della sfilata cliccate quì:

http://carnaval.uol.com.br/2008/album/11_grande_rio_album.jhtm?abrefoto=3

Un abbraccio.

Fatima



postato da atima alle febbraio 05, 2008 09:08 commenti (10)

04/02/2008

Quest'anno il Brasile celebra 100 anni della immigrazione giapponese,

 Durante la sfilata, le scuole di samba di São Paulo e Rio de Janeiro  ci hanno raccontato questa bellissima storia e la importanza di questo popolo nel nostro paese :

japa.jpg picture by WTamberg

I primi immigranti ad attraccare nel porto di Santos nel 18 giugno del 1978 con la nave Kasato-Maru.

jap.jpg picture by WTamberg

ja.jpg picture by WTamberg

jaa.jpg picture by WTamberg

Alzate il suono e provate a ballare il samba:

SAMBA DO G.R.E.S.UNIDOS DO PORTO DA PEDRA CARNAVAL 2008.

Compositores: David de Souza, Fábio Costa e Carlos Junior

Gira baiana, oh! mãe do samba
Emana cerejeira em flor
Na grande viagem, fé na bagagem
A esperança navegou

 

Brasil! Abra o leque ao Japão, são 100 anos de imigração
O show vai começar
De São Gonçalo o meu tigre se transforma em torá
Imperador da cultura milenar
No templo dourado a mãe natureza
Sopra o vento da paz, encontro marcado com a sutileza
Há luz, bambus, bonsais
Gira baiana, oh! mãe do samba
Emana cerejeira em flor
Na grande viagem, fé na bagagem
A esperança navegou

O maru cruzou o mar
Lançado à sorte, o braço forte na lavoura trabalhou
A liberdade cultura viva
Terra querida é luz e cor

O sopro do gênio o fez samurai
Quem foi Manabu? das artes o pai
Quem dobra o papel com as mãos do céu
Faz do origami pedaço de paz
Vai um sushi saborear
Vi um gato no mangá, o gato é sorte
Vem coração oriental
Vem na era digital me dar suporte
Japão, o sol nascente brilha em cada um de nós
Em azakusa agora explode a minha voz
E a lágrima que cai é de emoção

A verdade que embala o meu coração
É a Porto da Pedra a minha paixão
Aplausos que o show vai terminar ÔÔ
Me perdoe se eu chorar



postato da atima alle febbraio 04, 2008 10:17 commenti (14)



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BRASITALIA

Feste,
costumi,
tradizioni,
culture

Mi chiamo Fatima, sono una "studentessa" di lingua italiana. Questo blog è un omaggio ai miei quattro nonni italiani. Vi chiedo, come la famosa frase: "se mi sbaglio mi corrigerete". Grazie.




Imparo l'italiano con:

broccati
maestraleila
maestramaria
maestramariapia
maestrarenata
maestrateresa
marialuisa
presente 1B
prima
seconda
terza AL
Davide

Chi sono
Una delle poche cose, anzi forse
la sola ch'io sapessi
di certo era questa:
che mi chiamavo Mattia Pascal.
E me ne approfittavo. Ogni qual
volta qualcuno de' miei amici
o conoscenti dimostrava d'aver
perduto il senno fino al punto
di venire da me per qualche
consiglio o suggerimento,
mi stringevo nelle spalle,
socchiudevo gli occhi e
gli rispondevo:
-Io mi chiamo
Mattia Pascal.

Luigi Pirandello

Day by Day

Benedetto sia 'l giorno, e 'l mese, e l'anno,
E la stagione, e 'l tempo, e l'ora, e 'l punto
E 'l bel paese e 'l loco, ov'io fui giunto
Da'duo begli occhi che legato m'ànno

Canzoniere
Francesco Petrarca



Lo script di questo calendario e dell'orologio precedente NON sono liberamente scaricabili e sono di proprietà di
Laura

Amo
La cosa più bella delle aiuole era che sembravano essere solo sue.
Nessuno le guardava e le amava come lui.
Nessuno ci parlava e ci passava così tanto tempo come lui.
Ogni giorno faceva il giro di tutte le sue aiuole
per controllare che tutti i fiori e tutte le piante stessero bene.

"Marcovaldo"

Italo Calvino.

Odio
«“Bello, principe, bello!
Cose cosí non se ne fanno piú adesso,
al prezzo attuale dell’oro zecchino!”
Sedàra si era posto vicino a lui,
i suoi occhietti svegli percorrevano l’ambiente,
insensibili alla grazia,
attenti al valore monetario.
/ Don Fabrizio, ad un tratto, sentí che lo odiava;
era all’afermarsi di lui, di
cento altri suoi simili, ai loro oscuri intrighi,
alla loro tenace avarizia e avidità che era dovuto il senso
di morte che adesso incupiva questi palazzi;
si doveva a lui, ai suoi compari, ai loro rancori, al loro
senso d’inferiorità, al loro no esser riusciti a fiorire,
se adesso anche a lui, Don Fabrizio, gli abiti neri
dei ballerini ricordavano le cornacchie che planavano,
alla ricerca di prede putride, al disopra dei
valloncelli sperduti. Ebbe voglia di rispondergli malamente,
d’invitarlo ad andarsene fuori dai piedi.
Ma non si poteva:
era un ospite, era il padre della cara Angelica.
Era forse un infelice come gli altri»

"Il gattopardo"

Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Leggo
Cecília Meireles
Clarice Lispector
Euclides da Cunha
Graciliano Ramos
Jorge Amado
Machado de Assis
Mário de Andrade
Mário Quintana
Vari
Vinícius de Moraes
Carlos Drummond de Andrade

Ascolto

Serenata


Haydn

Buona notte, cor mio.
Tu forse in grembo a morbidette piume
sciogli le membra in dilettoso oblio;
ed io qui, lasso, in lacrimoso fiume
stemprato il cor e l'anima t'invio
Buona notte,cor mio.

Serenata (in Vezzi d'Erato)
Leonardo Quirini

Jorge Amado
Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia,
giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare.
E quando sono incominciate, non c'è niente che le faccia fermare,
si estendono, si sviluppano come una merce a buon mercato
e di largo consumo.
L'allegria, invece, compare mio, è una pianta capricciosa,
difficile da coltivare, che la poca ombra,
che dura poco e che richiede cure costanti e
terreno concimato, né secco né umido,
né esposto ai venti, insomma una coltivazione
che viene a costar cara, adatta a quelli che son ricchi,
pieni di soldi. L'allegria va conservata nello champagne;
mentre la cachaça tuttalpiú consola delle disgrazie,
quando consola.
La disgrazia è una pianta dal legno resistente; a ficcarne un germoglio nella terra,
non c'è bisogno di occuparsene,
cresce da sola, frondeggia ne son piene le strade.
Nel cortile dei poveri, poi, amico mio,
la disgrazia nasce in quantità, non si vede altra pianta.
Se un tizio non ha la pelle indurita e la schiena incallita con calli di dentro e di fuori,
è inutile che ricorra agli encantados, non c'è ebó che tenga.
E le dico un'altra cosa, mio bel signore, non per darmi delle arie
né per lodare a tutti i costi i poveri diavoli,
ma percbé è la pura verità:
non c'è che il popolino che abbia razza e coraggio sufficienti a far fronte a tante disgrazie e
continuare a vivere lo stesso.
E adesso che ho parlato e nessuno mi ha contraddetto,
sarò io a domandare: perché le interessa, fratellino,
di conoscere le disavventure di Teresa Batista?
Forse che lei può metter rimedio alle vicende passate?

-"Teresa Batista stanca di guerra."

Poesia
Vec' morar
Go storonzà al me morar,
des che 'l xe senza fòia,
e go vist ta 'l so tronc
zondri fondi e spaurosi.
Chissà se diman
al varà vòia
e forza 'ncora
de butar fora?
Ta la sera del vivar
no se xe mai sicuri
de védar primavera.
Ma se spera... se spera!

Silvio Domini

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la scienza è incapace di ripopolare il deserto cielo,
di rendere la felicità alle anime
in cui ella ha distrutto l'ingenua pace...
Non vogliamo più la verità. Dateci il sogno.
Riposo non avremo, se non nelle ombre dell 'ignoto».
D'Annunzio

«La scienza ha perfezionato, oltre ogni aspettativa,
la tecnica, ma non ha saputo,
né saprà mai liberare gli uomini
dal dolore e dalla morte,
e solo ha tolto le illusioni della fede,
che lo compensavano del male del vivere,
dell'atrocità del morire».
Giovanni Pascoli

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